sabato 3 maggio 2014

"Watersnakes" di Tony Sandoval



Ho accettato volentieri il cortese invito della casa editrice Tunué - editori dell'immaginario ad essere ospitato al Comicon di Napoli per raccontare le loro attività di fiera e incontrare i loro autori.
E' stata l'occasione per conoscere e scoprire, artisticamente e umanamente, alcuni autori che non avevo mai accostato approfonditamente.
Nei prossimi giorni posterò una serie di ritratti/recensioni dei vari ospiti dello stand Tunué, oltre agli articoli su altri autori che verranno postati su Fumettologica.
Iniziamo con Tony Sandoval e il suo nuovo volume "Waternakes".


E’ un rinomato paradosso che leggendari maestri della commedia, immortali dispensatori alle masse della magia della risata, divenuti essi stessi sinonimo di comico (come Totò o Chaplin) siano stati nella vita privata invincibili malinconici, cronicamente timidi o amaramente introspettivi.
Un’antinomia uguale e contraria, interessante nella misura in cui è spiazzante, illumina la figura di Tony Sandoval.
Se le sue storie, ad una lettura immediata, colpiscono soprattutto per le ambientazioni cupe, i risvolti inquietanti, le atmosfere torbide e macabre, la sua personalità è tra le più solari e aperte del mondo del fumetto. Un vero e proprio compagnone, amante della birra, della buona tavola e delle lunghe chiacchierate notturne. Un messicano che risiede a Berlino (mescolanza quanto mai vivace e fascinosa), che mal sopporta l’invasione tecnologica dei social nelle nostre vite proprio perché ama e cerca il vero contatto umano. Un autore che si concede senza alcuna distanza ai propri fan, la cui naturale simpatia esplode in scroscianti risate, che ritmano  spontanemente il torrente di parole che riversa sull’interlocutore.

Uno dei rari momenti in cui con Sandoval non stiamo ridendo
Il suo ultimo libro, “Watersnakes”, possiede tutte le caratteristiche della sua identità autoriale, ormai giostrate con un controllo narrativo felicemente maturo.
La vicenda, fortemente connotata nelle chiavi del “diverso” e dell’oscuro, si nutre di numerose e contrastanti suggestioni, che la rendono intrigante anche a un lettore non di genere.
Tutto è sospeso tra magia e illusione, tra realtà e proiezione mentale, mantenendo costantemente teso fino alla fine il filo di una sottile ambiguità interpretativa.
Sandoval si concede anche qualche furbesco ammiccamento “diabolico” ai suoi lettori, ma sa calare una storia altrimenti poco avvincente in un contesto di grande forza simbolica. Senza spoilerare, l’autore mescola con malcelata sprezzatura elementi archetipici del mito universale (l’acqua come elemento di morte e resurrezione, il contatto vivifico col mondo dei morti, il sorgere dall’inconscio di potenti figure mistico-guerriere, l’accesso nel quotidiano ad un regno soprannaturale come chiave di lettura del cosiddetto mondo reale), dando così profondità e fascino ad una storia che altrimenti ben poco ci avrebbe attratto.
Oltre alla presa immediata di ingredienti disturbanti o lascivi, l’interesse che il libro desta è proprio nella capacità di creare nuove e convincenti variazioni su uno spartito già suonato con successo.
E la reinterpretazione costante delle propria ispirazione è il segreto di un autore longevo.

venerdì 25 aprile 2014

Il mio 25 Aprile



« È lei che ha fatto questo orrore?»
«No, è opera vostra »
(Picasso all'ambasciatore tedesco Otto Abetz)
È giunto il tempo di liberare la Liberazione.
Liberarla dai cappi ideologici, dalle appartenenze cromatiche destinate a svanire nella polvere dei secoli. e restituirle il suo valore simbolico universale.
Non fremete, nessun revisionismo, nessuna pacificazione politicamente corretta: il nazifascismo è stata la più grande manifestazione del Male nella Storia umana.
Ma la Liberazione non deve essere  una celebrazione retorica, strumentalizzata dagli indegni eredi dei "vincitori" di allora. Deve essere un appuntamento interiore per affrancarsi da qualsiasi odio, razzismo, intolleranza, di ogni forma e colore, per liberarci definitivamente da tutto ciò che oggi identifichiamo comodamente col fascismo. La Liberazione deve avvenire in primo luogo in ognuno di noi.
Deve essere il tragico e glorioso promemoria per spazzare via ogni forma di fascismo anche in chi antifascista si professa, con violenza eguale e contraria.

Piero Gobetti, uno dei più coraggiosi e profetici pensatori del Novecento

Sono sempre stato equidistante dagli illusori blocchi ideologici contrapposti che tuttora viziano anacronisticamente, come fantasmi molesti, il dibattito politico attuale.
Per me l'antifascismo (prima di essere combattuto sulle montagne) è stato quello dichiarato a testa alta, vent'anni prima, da Matteotti, da Piero Gobetti, dai fratelli Rosselli.
Anche da Gramsci, certo.
Ma il vero antifascismo è sempre stato, per definizione, antitotalitario.
Questo mi consente di studiare le pagine ardenti di Jùnger, di considerare Cèline il più grande narratore del Novecento, di portare il massimo rispetto alla tensione ideale di Ezra Pound.
Proprio perché sono antifascista.


A 11 anni vidi Film d'Amore e d'Anarchia di Lina Wertmullèr.
Alla fine del film, quando il protagonista, che s'immola ingenuamente in nome di un'utopia irrealizzabile, viene ammazzato di botte, pestato come un sacco di patate, volevo prendere a pugni tutti i fascisti del mondo.
Ma se il fascismo, identificato in quel vile atto di squadrismo è da condannare, lo è in quanto ingiustizia, viltà, sopruso, manipolazione delle vite altrui.
Elementi che ritroviamo fondanti in qualsiasi dittatura.
Anche, è evidente, in molte sedicenti democrazie attuali.
Quelle create dopo il fascismo, ad esempio.

Oggi il mio pensiero, senza retorica, tra le migliaia di eroi e martiri,  va a due persone in particolare.
La storia della prima la conobbi, alcuni anni fa,  in circostanze ben poco elevate.
Ero in uno studio medico, in attesa di essere visitato. Tutti conosciamo quei momenti di noia assoluta, in cui la mente s'impigrisce, non potendo concentrarsi su pensieri alti, in cerca di una distrazione anche futile per ammazzare quei pochi minuti prima del nostro turno. In quello studio, in mezzo alle consuete pile di "Gente" e "Oggi" dell'anno precedente, trovai una bella edizione illustrata del libro I Segreti di Roma di Corrado Augias. Non è mia intenzione ora soffermarmi sulle eventuali polemiche che possano coinvolgere l'autore.

Aprii il capitolo dedicato alla Resistenza, e lessi la storia del Generale Sabato Martelli Castaldi.

Sabato Martelli Castaldi, un italiano di cui essere fieri

Si era presentato spontaneamente alle autorità nazifasciste, assieme al suo compagno Roberto Lodi, per scagionare un innocente.
Mentre i nazisti lo torturavano, per estorcergli il nome dei compagni, rispose con una pernacchia.
Lo racconta  in un biglietto miracolosamente pervenuto alla moglie:
 "Penso la sera in cui mi diedero 24 nerbate sotto la pianta dei piedi, nonché varie scudisciate in parti molli e cazzotti di vario genere. Io non ho dato loro la soddisfazione di un lamento, solo alla 24° nerbata risposi con un pernacchione che fece restare i manigoldi come tre autentici fessi. Quel pernacchione fu un poema!"

D'improvviso, i miei occhi si riempirono di lacrime, lacrime di ammirazione, commozione e fierezza.
Tra i tanti difetti del nostro incerto popolo, quel generale aveva incarnato nella maniera più alta quel disprezzo della morte e quell'indifferenza sardonica che ha plasmato i migliori spiriti italiani.
Lo sberleffo dell'avversario fino all'estremo sacrifico, il senso del gioco nell'apice dell'eroismo, il potere della risata come scudo della Verità.
Il suo ultimo messaggio, prima della morte, inciso sul muro della prigione di Via Tasso fu:
"Quando il tuo corpo
Non sarà più, il tuo
Spirito sarà ancora più
Vivo nel ricordo di
Chi resta- Fa’ che
Possa essere sempre
Di esempio"

Maximilian Kolbe, su di lui la Pace

Questa riflessione mi porta all'altra figura sublime a cui voglio dedicare le mie riflessioni.
Maximilian Kolbe.
Un sacerdote francescano polacco al cui cospetto io, da fiero anticlericale, mi inchino e alla cui memoria  porgo per sempre un fiore.
Deportato ad Auschwitz, si offrì di morire in cambio di un padre di famiglia.
Lo scambio, in un momento di surreale compassione da parte degli aguzzini, fu concesso.
In pace assoluta, in quiete suprema, attese la morte con un calmo sorriso.
I nazisti furono talmente impressionati dalla sua pace da ordinargli di non sorridere.
Lui, ovviamente, non smise.
Aveva raggiunto la vera libertà. La vera Liberazione.
Che potevano fare i nazisti, per impedirglielo, ucciderlo?!
Un condannato a morte felice è lo smacco definitivo per i suoi assassini.
Un koan zen vivente, la santità che mette in cortocircuito il Male, la luce dell'innocenza che spazza via le tenebre.
Non è una metafora di Tolkien o di C.S. Lewis: è successo davvero.
Miracolo incarnato nella Storia
Le sue ultime parole, al medico che gli iniettava il mortale acido fenico prima che il suo corpo venisse disperso in cenere, furono: "Lei non ha capito nulla della vita...l'odio non serve a niente...solo l'amore crea"..
Al momento della morte, Kolbe aggiunse: "Ave Maria".
Il finale del "Faust" di Goethe divenuto realtà terrena:
“Tutto l’effimero
Non è che illusione
L'inadeguato -
Qui diventa evento;
L'indescrivibile -
Qui si è fatto;
L'eterno femminino
Ci porta in alto”.

Come scrisse Pèguy:  «la rivoluzione sociale sarà morale, o non sarà affatto».
Gli faceva eco più o meno negli stessi anni Gobetti, nella frase che riassume le nostre riflessioni:
 "Da queste esperienze nascerà la rivoluzione spirituale di questo popolo vissuto di rassegnazione e di mediocrità".

Nella mia ricerca spirituale, ho incontrato una personalità che è riuscita sia a ottenere, lottando, la libertà politica, che a raggiungere e diffondere la Liberazione spirituale  (c'è un interessante film a riguardo, chiamato proprio Freedom and Liberation).
Che oggi si celebri  la vera Liberazione, la  Moksha, liberazione dall'illusione del dolore e della sofferenza.

venerdì 11 aprile 2014

Intervista a Paolo Raffaelli + articolo su "I Combattenti" su FUMETTOLOGICA





Pur non essendo un adepto del culto bonelliano, nei tempi recenti, ho avuto occasione di leggere con grande piacere due albi della collana "Le Storie" che hanno attratto la mia attenzione.
Uno è "I Fiori del Massacro", di Recchioni e Accardi, di cui abbiamo parlato QUI.

L'altro è "I Combattenti" disegnato da Paolo Raffaelli su testi di Luigi Mignacco, di cui abbiamo parlato QUI.

Mi hanno colpito molto i disegni di Raffaelli, capace di descrivere con pochi segni un'atmosfera peculiare e mille volte già raccontata, appunto, con una nuova forza.
Il volto del soldato Madison a volte appare uno scorcio di bellezza pasoliniana, il pilota D'Arcy in un sorriso sardonico rivela più di un saggio sociologico sul conflitto fra le classi sociali in Inghilterra.
Espressioni che avrebbero potuto essere inserite in una storia di Cavalieri Templari o in un documentario sui The Clash.
Proprio perché lo sguardo dell'artista non è stato sedotto dalle sirene della mera ricostruzione storica, ma ha scavato negli istinti, nelle reazioni umane, eterne e per questo sempre attuali.

Paolo Raffaelli

Del resto, il disegnatore pare avere il senso dell'avventura, dell'arte, della ricerca e del rischio gloriosamente iscritto nel DNA.
Il personaggio straordinario raccontato in QUESTO articolo è suo zio carnale.

Abbiamo avuto anche l'occasione di conversare con Paolo nella rubrica #tavolidadisegno su Fumettologica.
L'intervista la trovate QUI.
Buona Lettura!

P.S.
I numerosi articoli e interviste legati al mondo del fumetto stanno prendendo molto spazio nel blog, che nasceva in realtà come dedicato ad altri argomenti (letteratura, filosofia, musica, spiritualità).


Prometto che dal prossimo mese, accanto alle comunicazioni sugli articoli pubblicati su Fumettologica e Linkiesta, torneranno gli articoloni infiniti di approfondimento delirante che molti di voi lettori apprezzano e ci chiedono!

mercoledì 2 aprile 2014

Intervista a Emilio Lecce per #tavolidadisegno su FUMETTOLOGICA




Ieri è uscita su FUMETTOLOGICA  per la rubrica #tavolidadisegno l'intervista a Emilio Lecce.
Come altre interviste che sto pubblicando queste settimane, ciò che leggete a volte è un patchwork di varie conversazioni avvenute nell'arco di un anno, in cui in pochi incontri ho avuto il privilegio di seguire l'evoluzione stilistica e i vari progetti di autori molto diversi fra loro (Dell'Otto, Pontrelli, Dell'Edera, altri che seguiranno e appunto Lecce).
E' molto interessante la stratificazione di esperienze, influenze reciproche e confronto quotidiano che la condivisione di uno studio può ingenerare tra autori completamente diversi, ma duttili e complementari.


Stefania Nebularina immortala il mio rapimento

In particolare. ci sono due motivi che mi fanno apprezzare il lavoro di Emilio, al di là della comprovata abilità tecnica (che senza cuore artisticamente lascia il tempo che trova).
Il primo è la sua sensibilità, e il suo pudore, nell'affrontare storie di grande valore civile.
Mi riferisco ovviamente a "E' lui che mi sorride", su testi di Alessandro di Virgilio, per la Round Robin Editrice, che racconta la tragica vicenda di Giancarlo Siani, coraggioso giornalista ucciso dalla mafia nel 1985 per le sue testimonianze scomode.



La seconda è una valutazione extra-artistica, su una condizione di grazia esistenziale, che informa ontologicamente lo spirito dell'autore e quindi irrora della sua luce ogni tavola della sua opera, come fosse un frammento di rivelazione.

Emilio appartiene a una casta spiritualmente aristocratica, temprata da ideali sublimi ed eterni valori, come i suoi lineamenti fieri e nobili dichiarano con franca serenità.
Una religione elitaria per pochi felici.

Se non avete capito ancora, la spiegazione è in questa foto:


Ah, che sbadato.
L'intervista la trovate QUI
Buona Lettura!

P.S.
Grazie a Stefania Nebularina (seguitela!) per le foto!!!

lunedì 31 marzo 2014

COME RAGGIUNGERE IL NIRVANA A SCAMPIA (senza rischiare di reincarnarsi subito)

Considerato il grande apprezzamento che ha ricevuto il primo post che parlava delle mie attività di volontariato e meditazione (lo trovate QUI), ho deciso di raccontarvi anche questa nuova storia sempre fedele alla discrezione dichiarata.
Desidero condividere esperienze che ritengo interessanti non solo per me, non fare proseliti.

Anche perché è tutto gratis.


Quindi, dopo il programma di meditazione all'Istituto dei Sordomuti, abbiamo deciso di andare a Scampia.

Si, avete capito, bene, QUELLA Scampia.
Il teatro, reale, di "Gomorra", per intenderci.
Già so cosa starete pensando: se fosse un videogioco, al prossimo livello ci toccheranno i piduisti, poi i vampiri e i rettiliani.
A riguardo, Daniele Capuano comprensibilmente si rammarica del fatto che Giulio Andreotti sia morto (creando probabilmente un non-luogo, un interregno psichico di dolore e morte, come quello in cui Harry Potter viene torturato da Voldemort), ma almeno non avremmo la fatica di affrontare il mostro di fine livello.



Ci sembrava giusto terminare in bellezza la "Giornata Mondiale della Pace Interiore", che viste le richieste fioccanti come nespole (cit. Aldo Biscardi) dopo il servizio del Tg1, si è tramuta nella "Settimana della Pace itinerante".
Il programma era previsto alle ore 9.30 presso l'Istituto ITIS "Galileo Ferraris", ma ovviamente avevamo deciso di recarci in luogo almeno un'ora prima per allestire e organizzare. 
Sette macchine da Roma e dintorni, sveglia alle 3.30, orario in cui è molto più usuale che vada a dormire.
Per facilitarmi il compito sono andato a dormire, da Roma, ad Anguillara, a casa di amici con i quali condivido la stessa lucidissima follia.
Nelle nebbie delle 4 di mattina sulla Cassia una macchina davanti a noi va a sbattere sul muro interno di un tunnel. Colpo di sonno? Il guidatore miracolosamente illeso opta per la gomma scoppiata.
Molto bene. Segni confortanti.

Raggiunto la condizione di veglia cosciente al quarto caffè in autogrill (prefigurazione terrestre di quello che saranno le penitenze infernali per i peccatori nostrani), incontriamo le altre 6 macchine di amici, oscillanti tra lo stato comatoso e l'ebbrezza delirante (pur essendo tutti astemi).

Arrivati a Scampia l'impatto è stato forte: da un lato sui muri slogan di pace e di speranza, dall'altro per strada la vita scorre normale attorno alle Vele, i famigerati caseggiati senza finestre, centro dello spaccio internazionale. Una bruttezza devastante a livello architettonico.
E' quella è la parte migliore.
Inquietanti anche in pieno giorno.
 Roba che "Silent Hill" in confronto è il Mulino Bianco.

Tutto ciò detto da uno che andava a scuola alla Magliana, avendo il privilegio storico di avere come bulli i figli dei membri veri della Banda (non i manichini stampati sulle magliette per decerebrati).

Eh si, nella vita ho sempre voluto solo il meglio.

Per descrivere le Vele, ecco, diciamo che il Serpentone in confronto sembra Champs- Elysées.

Non ci sono finestre, per i più pudichi degli abitanti ci sono delle pratiche bustone dell'immondizia, a mò di invitante separè.
Le facce sono quelle di "Sin City"
Senza Jessica Alba però.
Ci sono più sgarri in faccia in tre isolati che occhi a mandorla in Mongolia.

A proposito, per gli autori di Long Wei, che hanno ambientato il numero in trasferta da Milano appunto a Corviale a Roma (disegnato con sorprendente versatilità stilistica da Stefano Simeone)...

ma che aspettate, il finale ambientatelo là!
Vi sconsiglio magari di effettuare il tech-scout in loco.
Anche se, come vedrete, io non posso dare lezioni a nessuno.

Poco dopo casa di Sauron, ci attende la scuola, l'ITIS "Galileo Ferraris".

La scuola è davvero il "Raggio di Sole" del quartiere, come viene chiamata a Napoli: una struttura ampia, funzionante, piena di ricerca e fermento civile.
Gli studenti, pur venendo da un ambiente difficile, benché vivaci, sono educati e rispettosi, molto più di quelli di zone facoltose di altre città.
Come già è capitato in altre occasioni, alla fine hanno partecipato più ragazzi del previsto.
 Dopo i primi, prevedibilissimi, commenti goliardici alle prime affermazioni (che io avevo puntualmente profetizzato nel dettaglio, avendo un'età mentale da quinto ginnasio), come l'esperienza ci ha ormai insegnato,  tutti i ragazzi si sono immersi in meditazione silenziosa per lunghi minuti.
Soprattutto, quelli all'inizio più  intemperanti, irriverenti e sboccati.
Eh lo so, sarà conflitto d'interesse, ma devo difendere la categoria.

Tale è stato l'interesse e l'entusiasmo che, dato veramente sorprendente, i ragazzi sono rimasti dopo il termine del programma (erano dunque liberi di andarsene), per ben più di un'ora con noi a meditare.

A Lugano una volta volevano chiamare la polizia.

Visto il grande successo, stiamo cercando di organizzare un corso periodico, ovviamente gratuito nella scuola.


Le bellissime testimonianze sono state raccolte da un servizio di  Rai News.

Avevano intervistato anche a me.
Avevo espresso con saggezza e dignità, con parole alate, il valore universale di questo messaggio sublime.
Un discorso indimenticabile, di cui mi sono sentito molto fiero.
Scandito con la convinzione che le mie parole avrebbero risvegliato migliaia di coscienze col loro suadente potere mantrico.

M'hanno tagliato.

Si sa, la Verità è scomoda.

Ma aspettate. 

Il Bello deve ancora venire...

La scuola, come dicevamo, è terreno neutro, un'oasi di civiltà.

Per cui si, tutto bello, commovente, esperienza indimenticabile...
ma chi ha 15 anni nell'animo vuole un pò di brividi.

Per cui, al termine del corso, con alcuni amici meditanti ci siamo recati direttamente nel cuore delle Vele.

Per meditare.
Da questo potete comprendere quanto fermamente crediamo nell'idea di reincarnazione.

La scena è stata surreale: la zona è off-limits, ci sono vedette che controllano costantemente la situazione dalla finestra.

In questo caso hanno visto arrivare due macchine sconosciute, fuoriuscirne alcune persone in giacca e cravatta che si disponevano in mezzo ai sacchi d'immondizia e i campacci d'erba, tra siringhe e testimonianze concrete di promiscuità en plein air, come se fossero su eleganti tappeti in un ashram sull'Himalaya.
Come già ci è successo altre volte in luoghi malfamati, quando i sospettosi abitanti hanno visto cosa stavamo facendo hanno rinfoderato macheti e katane e non ci hanno detto più nulla, intuendo che stavamo facendo qualcosa di "soprannaturale".


Un giorno vi racconterò bene d'un vis à vis con un ndranghetista in Puglia che non ci voleva far passare nel suo stabilimento per andare in una spiaggia libera.
Dopo alcuni alterchi a base di metafore a sfondo erotico, da me facilmente capovolte (pur rimanendo in un formale aplomb, dandogli del "lei"), mi minacciò con la pistola.
io gli ho sparato delle minacce metafisiche ("tempo tre giorni e pagherai questo affronto, non dormire la notte che tutto può succedere") facendo leva sulla sua probabile superstizione e su una certa presenza di spirito.
Oltre che, scherzi a parte, su quella che Gandhi chiamava satyagraha.

Insomma, l'acqua era un pò fredda, ma trovai un bell'angolo di spiaggia all'ombra, dove terminai uno dei tanti gioiellini di Agatha Christie.
Per una spiaggia libera, non mi sono lamentato.
(Alla fine sti malavitosi, sò na massa de fresconi...
Quasi quasi vendo i diritti a Scorsese, così fa il remake di "Quei Bravi Ragazzi" con Rowan Atkinson e Jim Carrey, quello degli esordi però).


Per finire, lasciando il quartiere abbiamo trovato questa scritta enorme, su una sorta di Porta di Brandeburgo del Nulla:

"QUANDO LA FELICITÁ NON LA VEDI CERCALA DENTRO".





Battuta in 3, 2, 1...no, non era un invito ad andare in galera!

Mamma mia che cinici che siete, non si può nemmeno fare una chiusura poetica...

P.S.

Per le poche anime sensibili che per caso poseranno i loro occhi innocenti su queste deliranti righe:
se volete saperne di più potete scrivere a 
zarganenko@gmail.com


martedì 25 marzo 2014

Il Potere sovversivo della carta



Questo libro sembra scritto apposta per chi come me ha frequentato il mondo dell'auto-produzione fumettistica fino agli inizi degli anni duemila, poi si è eclissato in mille altri percorsi ed è tornato solo da poco più di un anno ad occuparsi dell'arte del fumetto.
Il libro copre, con innegabile dovizia documentaristica, proprio quel buco temporale, andando a ricostruire l'affascinante cosmo clandestino di riviste, fanzine e collettivi artistici dalle cui ceneri ardenti sono poi rinati alcuni dei migliori talenti attualmente in circolazione.

Delle dodici interviste, realizzate da Sara Pavan, ad  alcuni tra i principali esponenti della dimensione indipendente del fumetto italiano recente, ho apprezzato in particolar modo il contributo, molto centrato, di Alessandro Baronciani.
Inutile dire che ho adorato quello di Tuono Pettinato che ricostruisce la storia dei "Superamici", ma qui entriamo nel campo della militanza ideologica.
Con quello di Andrea Bruno, invece, in quello della fede religiosa.
Due autori, diversamente eccezionali, che ho apprezzato fin dalle loro prime pubblicazioni.

Era prevedibile che la storica "Lampi Grevi", che mi vide protagonista accanto a LRNZ, Lucio Villani, Daniele CatalliAlessandro Caroni, Mariachiara Di Giorgio (menzionando solo chi è rimasto nel mondo del fumetto, gli altri ora sono o attori o professori universitari o giornalisti), non fosse menzionata nell'elenco in coda al libro: alla fine ne uscirono soltanto due numeri.
Mi ha fatto molto piacere, dunque, vederla citata nella sua intervista da Giulia Sagramola.
Del resto, sappiamo di non aver perso tempo, ci basta e avanza essere stati tra le fonti d'ispirazione della giovanissima Rita Petruccioli (della quale parleremo prestissimo!)



Ma ben altro colpo ha subito il mio ego (nel senso della tentazione).
Ho apprezzato molto alla fine il dovuto riconoscimento al ruolo di Alberto Choukadarian, collezionista e in un certo modo mecenate contemporaneo, animato da una purissima passione per il medium fumetto (oltreché da una rara gentilezza d'animo).
Confesso che, essendo come ho già detto più volte (ad esempio QUI) per nulla esperto di fumetto, ho letto il libro anche per documentarmi meglio, considerando che mi capita sempre più spesso di scrivere dell'argomento.
Sono dunque scoppiato a ridere, credendo si parlasse di un omonimo, nel leggere l'intervista al gentilissimo Alberto.



Essere citati accanto a critici affermati mentre si legge un libro per documentarsi fa indubbiamente piacere.
Grazie.

In conclusione, un libro che consiglio a chiunque abbia a cuore il futuro, non solo il passato, del fumetto indipendente italiano.
Buona Lettura!

Intervista a Giorgio Pontrelli per #tavolidadisegno su "Fumettologica"


E' con grande piacere che oggi vi propongo uno dei più straordinari reportage della mia carriera.
Un'intervista che dura da un anno, per realizzare la quale sono stato affiancato a più riprese da diversi tenaci collaboratori e collaboratrici (le gentilissime Martina Cestrilli e Stefania Nebularina).
Estrarre dal garbo ironico di Giorgio Pontrelli le risposte alle canoniche domande è un'operazione che metterebbe in crisi i più esperti torturatori dell'Inquisizione Spagnola.
Non ultimo Stefano Simeone, che al mio ennesimo: "Perché non parli?" ha ritenuto opportuno ricreare il celebre aneddoto michelangiolesco, fornendomi di un prezioso strumento maieutico.
Lo vediamo qui contemplare la ricostruzione storica sullo sfondo.

Foto di Stefania Nebularina modificata per motivi estetici (parte bassa del mio corpo)
Eppure proprio per questa allergia alle domande convenzionali, Giorgio è capace di rispondere a domande meramente tecniche raccontando invece la poesia del quotidiano, la bellezza di momenti di sincronia collettiva.

Foto di Martina Cestrilli

Torneremo nei prossimi giorni a parlare di Giorgio, posso solo anticipare che il teatro dell'incontro sarà un tempio del tiramisù.
L'intervista la trovate QUI nella rubrica #tavolidadisegno di Fumettologica!
Buona Lettura!