martedì 17 novembre 2015

Presentazione di ASTROGAMMA a Bologna



Era, credo, il 1997.
Lorenzo Ceccotti e il sottoscritto ci avventuravamo in treno per andare a Bologna: c'era una splendida mostra di Andrea Pazienza a Piazza del Nettuno.
Nello stesso anno saltai scuola per andare a vedere lo storico concerto di Bob Dylan per il Papa (fui immortalato dalle telecamere mentre esprimevo a gesti il mio dissenso ideologico); mi ricordo che comprai un suo magnifico  poster nella storica libreria Feltrinelli  di Piazza Ravegnana, sotto quelle torri dove l'altro faro della mia adolescenza, Carmelo Bene, "apparve alla Madonna" declamando la sublime Lectura Danctis nel 1981 (li ho menzionati entrambi nella stessa frase, così chi dice che li cito sempre è contento).

Sono passati 18 anni, quel ricordo oramai è maggiorenne.
Domani ci ritroviamo, in treno verso Bologna, io e Lorenzo.
Sempre per un evento fumettistico.
Ma stavolta sediamo dall'altra parte dell'evento.
Avrò il piacere di presentare ASTROGAMMA (sua nuova creatura BAO Publishing, che praticamente sta andando già a ruba a pochi giorni dalla pubblicazione) proprio in quella amata Feltrinelli (ore 18).

Avrò modo su altre colonne di dissertare su questa nuova opera.
Rivelo solo un dettaglio, ignoto ai più, che vi potrà forse far comprendere quanto tenga a questo libro.

La prima versione di ASTROGAMMA risale a circa 10 anni fa.
L'idea iniziale era di fare un fumetto potente, veloce, rapido (caratteristiche tuttora rimaste), ma con una piega giocosa, goliardica, sbarazzina.
Scrissi dei dialoghi, francamente imbarazzanti: puntavo a una versione moderna di Ettore Petrolini, ottenni una versione povera di Maurizio Battista.
Ma, comunque, posso dire aver visto l'opera nascere.



LRNZ rivide poi completamente il progetto, ricostruendolo attorno a tematiche più profonde, tra il richiamo a Nietzsche e l'omaggio a Go Nagai.
Nelle varie versioni successive lo aiuterà nei testi il nostro comune, fraterno amico Alessandro Caroni, tra le menti più brillanti in circolazione.

Un'ultima considerazione, spero, me la consentirete.
Circa un anno fa scrissi una postfazione a GOLEM (il libro che ha segnato l'imponente debutto di LRNZ), in cui accennavo, nel breve spazio a disposizione, alla grande stratificazione simbolica del libro e concludevo definendola, più o meno, "l'opera importante di un grande autore".
Un'affermazione forte, trattandosi dell'opera d'esordio di un autore alla prima, ambiziosissima prova.
Molti pensarono che tale enfasi era dettata dall'antica, dichiarata amicizia con l'autore e che, forse, la complessa struttura allegorica che indicavo a fondamento dell'opera fosse tutto sommato una mia forzatura critica.

Bene.


Ci sono molti parametri per giudicare il successo di un'opera o di un autore: la popolarità, la fortuna critica, i premi delle giurie specializzate, l'impatto culturale, i bruti dati commerciali.
Dopo un anno posso affermare che GOLEM e, a quanto pare, anche ASTROGAMMA, rendono LRNZ uno dei pochissimi autori italiani in grado di soddisfare tutti questi parametri, brillantemente.



GOLEM è stato per un anno in classifica tra i libri d'arte più venduti in Italia su Amazon.
La critica in genere  non è stata solo positiva, ma elogiativa  (soprattutto, all'inizio, poi ci sono stati i soliti bastian contrari e anche qualche puntuale e intelligente rilievo sulla sceneggiatura): più testate hanno  inserito il libro tra le migliori uscite del 2014, ancor prima che uscisse.
Il Direttore Scientifico dell'Istituto di Tecnologia di Genova, Roberto Cingolani, ha pubblicamente lodato l'opera per il suo contributo alla diffusione dell'amore per la scienza (QUI)
Durante il Treviso Comic Book Festival LRNZ ha vinto il Premio Boscarato come miglior disegnatore italiano.
Durante il recente Lucca Comics & Games, in cui è stato presentato ASTROGAMMA, LRNZ è stato il secondo autore più venduto, in assoluto, per BAO (casa editrice che pubblica anche grandi autori stranieri), secondo solo dietro a Zerocalcare, il più grande fenomeno commerciale degli ultimi anni.
In tutto ciò, ha illustrato per Einaudi la più importante uscita del catalogo di quest'anno: La strana biblioteca di Murakami Haruki.
Ah, è stato protagonista, con vari ruoli del primo progetto cinematografico inteinternazionale della Bonelli, MONOLITH, di cui sarà anche disegnatore nella versione a fumetti (ne parlano gli autori QUI)
Tutto questo in un anno solare.

Faccio pubblica ammenda: effettivamente, esageravo.

P.S.
Per tutti coloro che hanno dubbi sull'effettiva esistenza di diversi livelli di lettura in GOLEM, presto con LRNZ apriremo un blog (dedicato alla grande mente dell'ispiratore Emanuele Sabetta) in cui sveleremo tutto l'impianto simbolico, nei dettagli, dell'opera.
Ci spiace per i molti lettori che già avevano colto tutto, speriamo possano comunque trovare l'approfondimento interessante.

P.P.S.
Ho appena scoperto ORA che Bob Dylan suona STASERA a Bologna.
...poi prendetemi in giro che medito...

venerdì 6 novembre 2015

MARIA GRAZIA CAPULLI - in ricordo di una giornalista libera



C'è una nota barzelletta resa nota dal magistrale racconto di Gino Bramieri, in cui un uomo si ritrova in un cimitero e leggendo i vari epitaffi, tutti altamente elogiativi ("Padre e marito esemplare", "Figlio devoto e grande lavoratore", "Amato da tutti" etc.) si chiede improvvisamente: "Ma i balordi dove li seppeliscono?.
Bramieri usava chiaramente un'espressione ben più pregnante, ma non vogliamo appesantire col turpiloquio il ricordo di una persona straordinaria.
Non è ipocrisia da prefiche di convenienza, né il buonismo d'accatto tanto in voga che ci spinge a ricordare con accenti di stima e gratitudine una persona recentemente scomparsa.
Come disse Eduardo De Filippo commentando commosso a caldo la morte di Pier Paolo Pasolini (con la lucidità dei giganti, ben distante dall'inopportunità dei nani 40 anni dopo) "sappiamo distinguere i morti dai morti e i vivi dai vivi".


Maria Grazia Capulli era una persona splendida.
E, soprattutto, una giornalista libera.


L'Italia, lo sappiamo, è scesa al 73° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, tra la Moldavia e il Nicaragua.
Il controllo dell'informazione (da sempre prerogativa del Potere ad ogni latitudine) durante il ventennio berlusconiano ha assunto connotati grotteschi.
Non si tratta più di deformare le notizie o darle parzialmente.
Siamo arrivati al punto di inventarle (quelle comode al Governo) o seppellirle nell'oblìo (quelle scomode).
Un'altra giornalista, collega in Rai di Maria Grazia, Maria Luisa Busi, ha avuto il coraggio in diretta di contraddire il ridicolo servilismo dell'allora direttore del TG1 Minzolini, denunciando la drammatica situazione successiva al terremoto de L'Aquila (raccontata spietatamente nel documentario Draquila di Sabina Guzzanti che potete vedere QUI), ben lungi dai proclami trionfalistici dei trombettieri prezzolati di Berlusconi e Bertolaso.


La Busi, che con grande coerenza toglierà il suo volto dal tg per non rappresentare più una linea editoriale che non condivideva, racconterà in seguito nel libro Brutte Notizie (edito da Rizzoli) lo sconcertante sistema di selezione delle notizie del telegiornale più seguito d'Italia: invece di raccontare abusi di potere, gravi tensioni sociali o scandali in Parlamento, si sostituivano tali notizie con lunghi servizi sul gossip, sagre di paese o animali esotici.
L'applicazione scientifica di uno dei punti chiave del Piano di Rinascita 2 di Licio Gelli: usare sistematicamente la (dis)informazione per inebetire le masse e disarmare qualsiasi movimento critico potenziale.
40 anni dopo la sua morte, non possiamo non sottolineare che Pasolini aveva predetto tutto.


In questo contesto penoso, in questo mondo dell'informazione gestito da vili e mediocri, è doveroso ricordare una giornalista come Maria Grazia Capulli, perennemente controcorrente.
In un mondo che voleva parlare di fatti di sangue per instillare la paura degli immigrati, Maria Grazia parlava di integrazione e rispetto della diversità.
In un regime che incollava le masse agli schermi con donne nude e giochi a premi, Maria Grazia parlava di ricerca spirituale, volontariato, impegno nel sociale.
In un Sistema che bombarda gli elettori di notizie cruente e negative per deprimere ogni impulso al cambiamento, Maria Grazia aveva deciso di dare solo buone notizie.
Da circa un anno aveva ideato la rubrica Tutto il bello che c'è, in cui si continua a mostrare il lato meno conosciuto dell'Italia, meno appetibile per chi ragiona solo in base all'audience: l'Italia del volontariato, dei mille progetti per l'integrazione, dei miracoli culturali che vengono dal basso.
Uno spazio televisivo dove dare visibilità alle forze che provano a cambiare sul campo la situazione del Paese.

Non è da tutti.

Maria Grazia ci ha lasciato dopo una lunga dolorosa lotta contro un male incurabile.
Avevo avuto il piacere di incontrarla, mi aveva colpito la sua gentilezza, la sua viva intelligenza, il suo essere sinceramente interessata e partecipe alle attività di volontariato che svolgevamo.
Non a caso il suo direttore Marcello Masi ha ricordato nell'omaggio funebre come all'inizio non comprendesse alcuni suoi atteggiamenti, realizzando solo in seguito la sua autentica bellezza d'animo.

L'ultimo servizio che da giornalista ha realizzato, poche ore prima di lasciarci, è stato quello su MediTiAmoRoma, la manifestazione dedicata alla meditazione e al volontariato a cui ho avuto l'onore di partecipare dietro le quinte.
L'ultimo suo post su Facebook era un invito a diffondere la notizia dell'evento.
L'ultimo suo desiderio è stato dare visibilità a un evento gratuito, realizzato senza sponsor, che tramite l'impegno di pochi volontari (e la generosità di partner come il Coni che ci ha concesso la Tribuna Monte Mario, il Comune di Roma che ci ha dato il patrocinio, i giocatori Totti della Roma e Keìta della Lazio che hanno gratuitamente promosso l'evento) ha portato alle 11 di mattina di sabato, sotto la pioggia battente, circa 3000 persone allo stadio, a meditare per la pace nel mondo.
Sgombriamo il campo da equivoci: la persona che stiamo ricordando non faceva parte dell'associazione, non aveva interessi né economici, né ideologici a riguardo, addirittura seguiva un percorso meditativo completamente differente da quello proposto nell'evento, pur avendo un grande rispetto per Shri Mataji Nirmala Devi, l'ispiratrice della manifestazione.


Ha semplicemente visto il nostro impegno, ha compreso il nostro desiderio, ha riconosciuto i nostri ideali e, quasi sul letto di morte, ha inviato la troupe televisiva per documentare il nostro evento.
Non potremmo mai dimenticarlo e ti saremo per sempre grati.

Ciao, Maria Grazia.
Come direbbe il personaggio di una nota serie tv: "ci vediamo in un'altra vita, sorella".

P.S.
Il servizio su MediTiamo Roma, quello che Maria Grazia voleva che tutti vedessero, lo trovate QUI
Ringraziamo di cuore Silvia Vaccarezza, Loretta Cavaricci e tutta la redazione del TG2 per la splendida dedica e la realizzazione del servizio.
Buona visione.



martedì 3 novembre 2015

ARF! - Il FILM


È finalmente uscito il film dell’ARF!, il racconto punk in 10 minuti della prima edizione del festival romano di fumetto che ha riportato al centro del festival...il fumetto.
Non è una tautologia: sono stati giorni importanti, in cui la logica natura delle cose è stata ripristinata.
Troppo spesso, nelle manifestazioni ufficialmente ispirate alla nona arte, quest’ultima viene fagocitata da eventi su videogiochi e serie tv, seppellita dai costumi dei cosplayer, paradossalmente ignorata negli spazi nati per essere ad essa dedicati.
Il video coglie bene lo spirito dinamico e la ricchezza di contenuti dell’ARF!: accanto agli autori importanti e ai volti noti collegati al fumetto italiano, si vedono i tanti ragazzi accorsi, gli incontri su vari temi, l’alto livello dei relatori e degli ospiti, si respira l’atmosfera palpitante e informale di un evento organizzato spontaneamente col puro desiderio di approfondire un’arte spesso negletta in Italia.
Un evento in cui si poteva assistere a un incontro con Zerocalcare e il Danno, prendere un caffè con Gipi e conversare con Matteo Garrone.

Il video, diretto da Giovanni Bufalini, è stato prodotto dalla Dauphine Factory, un progetto nato dalla società di produzione Dauphine Film Company (quella de “Una famiglia in giallo”, “Il Commissario Manara”, “In nome del figlio”, "L'ultimo papa re").
Il progetto nasce come piattaforma che ha come scopo portare le produzioni meno visibili al grande pubblico, facilitandone l’accessibilità.

Uno spirito affine a quello dell’ARF!.
Non vediamo l’ora che arrivi la seconda edizione, è stato un piacere e motivo di fierezza collaborare da pioniere con gli organizzatori: Mauro Uzzeo, Stefano Piccoli, Fabrizio Verrocchi, Paolo Campana, Daniele Bonomo e Luca Raffaelli.

Nel breve film mi trovate: all'inizio (accanto all'autore del video Giovanni Bufalini) nel primo fotogramma, alla fine (nei ringraziamenti) e in mezzo, mentre converso con Matteo Garrone (e in una posa conturbante con Demetra Hampton).

Ah, dimenticavo...
Eccolo QUI
Buona Visione

THE MUSICAL BOX- Selling England by the Pound live!



Abbiamo già affrontato QUI le motivazioni per cui ogni concerto dei The Musical Box è per noi un evento imperdibile e non una sterile replica di un passato irripetibile.
Non potevamo, dunque, perdere l'occasione di testimoniare ancora una volta il prodigio, stavolta applicato ad una delle nostre opere predilette, Selling England by the Pound. Potremmo scrivere centinaia di pagine sul valore straordinario di quel disco, sulla ricchezza dei suoi temi sociali, sulla complessità (confusa ma generosa) dei simboli evocati dal fermento spirituale del giovane Peter Gabriel, sullo splendore compositivo dei brani.
Ci limiteremo qui a riportare una onesta cronaca dello spettacolo romano della cover band canadese.



La protocollare apertura con Watcher of the Skies sgombra immediatamente ogni consueto dubbio.
È letteralmente impressionante la cura con cui viene ricreato ogni singolo particolare di quelle leggendarie esibizioni: non solo le note (innumerevoli e velocissime) sono restituite fedelmente, a volte, meglio che nelle versioni originali (il gruppo canadese ha avuto anni per studiarle con precisione maniacale, pensiamo a quante volte Banks sbagliò dal vivo la sua migliore composizione, l'intro di Firth of Fifth), ma i costumi, le mosse, gli effetti speciali artigianali, le gag introduttive, i monologhi surreali, tutto è la ricostruzione perfetta degli spettacoli dei primi Genesis.
L'effetto è straniante, forte è la tentazione di cedere alla metafora della macchina del tempo.
Si sa che ciò a cui si assiste è una recita, eppure tra la bravura degli attori e il transfert dello spettatore, si crea un equilibrio paradossale tra (consentitemi ogni tanto espressioni comuni e anglofone, le regole esistono per essere infrante al momento giusto) wishful thinking e sospensione dell'incredulità: in quel consapevole desiderio d'illusione si manifesta l'epifania di una sfuggente, poetica emozione.
Anche perché, certo, i ruoli sono simulati, ma la musica è vera, suonata dal vivo, si sprigiona arcana e trascinante dagli strumenti a pochi passi da noi, risuonando eterna come la melodia di un'opera lirica alla Scala.

Teoricamente, tale spettacolo dovrebbe essere interessante solo per chi come me, essendo nato alcuni dopo lo scioglimento della formazione originale, non ha mai avuto, e certo non avrà più, la possibilità di vedere quei Genesis dal vivo (con quei suoni, quei costumi, quella vivida esplosione di giovane genio). Per chi, invece, ebbe la fortuna di testimoniare l'autentico miracolo, la grazia d'assistere alle contorsioni da fauno filiforme dell'Arcangelo di nero vestito Gabriel, l'onore di esser membro dell'accolita nostrana di iniziati che per primi in Europa riconobbero la grandezza del gruppo, tale riproposizione in copia carbone dovrebbe apparire triste e insensata.
E, invece, la sala è stracolma di sessantenni, appassionati di progressive. Ma non c'è nostalgia nei loro volti, non c'è rimpianto idealizzante o triste rimembranza.
C'è la serena certezza dell'appassionato, consapevole di stare per assistere ad una impeccabile riproduzione dal vivo della sua musica prediletta.
Come nella sala accanto fanno gli ascoltatori di musica classica o jazz.
È questo il quid dei The Musical Box.
Certo, non si limitano ad essere degli esecutori impeccabili.
Il vero incanto è riuscire a ricreare quell'atmosfera irripetibile, complici i costumi, le luci, le movenze, gli strumenti, tutto rigorosamente d'antan.


Quando i primi versi di Dancing with the Moonlit Knight risuonano in nuda voce nel silenzio religioso dell'Auditorium, il tempo sembra davvero fermarsi.
La progressione melodica, l'assolo di chitarra seminale del tapping, l'esplosione sinfonica del refrain, tutto custodisce preziosamente l'impatto sonoro del brano.


Si prosegue non seguendo la scaletta dell'album, ma dell'omonimo tour. Ecco, quindi, The Cinema Show, il brano ispirato alla parte più malinconica de The Waste Land, in cui T.S.Eliot distilla la lezione di Laforgue per illustrare lo squallore dei rapporti umani nel Kali-Yuga.



I know what I like (In Your Wardrobe) scorre via con la sua piacevolezza pop, che nasconde divertiti doppi sensi antiborghesi. Anche qui, fedelissima la riproposizione della mimica di Gabriel nell'introdurre la figura del Giardiniere Cosmico (simbolico falciatore di vite quotidiane, non solo dell'erba alta del giardini all'inglese),


Non appena nella sala risuona l'intro pianistica di Firth of Fifth l'applauso sorge spontaneo, infrangendo la solennità da musica da camera che finora imperava nell'evento.

 

Singolare che il gruppo considerasse il testo poco riuscito, quando nel brano compaiono alcuni dei versi più memorabili delle canzoni del gruppo (terminato da Banks e Rutheford su idea di Gabriel), una splendida riflessione sul divenire: "il cammino è chiaro, sebbene nessun occhio possa vedere".


Il brano immortale che dà il nome al gruppo, cavallo di battaglia principe di ogni riproposizione (che meritò anche la partecipazione di Phil Collins) è reso col consueto crescendo teatrale, travolgente e sinfonico.
Il concerto potrebbe finire qui (come altre volte), col climax orgasmico e mortale del bimbo invecchiato nel limbo, torturato da desideri inappagati dopo la morte grottescamente violenta, come nella tradizione ebraica del Dybbuk.


E, invece, fortunatamente continua.
Intatta è la magìa di Horizons, un brano musicale in cui la composizione per chitarra acustica di Steve Hackett emette le stesse vibrazioni armoniose di un raga di Hari Prasad Chaurasia o di un quartetto d'archi di Vivaldi: la sala di S.Cecilia è immersa nella silente grazia di una improvvisa meditazione.
La devozione filologica è tale che la band non si risparmia nemmeno The Battle of Epping Forest: un'articolatissima narrazione epico-parodistica di uno scontro fra gang, in cui momenti di intelligenza purissima si mescolano ad eccessivi compiacimenti; gli stessi membri della band la considerarono troppo verbosa, oltre che complicata da suonare dal vivo, a cui va aggiunta la pericolosità della performance di Gabriel, che volava rischiosamente appeso a un filo sul palco (evidentemente, non apprese bene la lezione all'epoca visto il noto incidente a Sanremo nel 1983).



E arriva finalmente il brano-suite, il capolavoro Supper's Ready, forse lo sforzo poetico-musicale più ambizioso di Gabriel & Co.
Un percorso poetico-musicale senza raffronti nella Storia del Rock, ispirato al nostro santo protettore William Blake, che attraversa la visione mistica, la denuncia sociale, il cabaret jazzistico, i deliri tantrici per arrivare a una palingenesi epocale, profetica, definitiva.
Un giorno ci scriveremo un libro, sulla grandiosa complessità simbolica di questo brano.


Il concerto si conclude, come da scaletta originale, con The Knife, brano dalle sapienti tinte hard rock, in cui il parossismo accostabile ai migliori The Queen, accompagna uno dei testi più intelligenti di Gabriel sulle dinamiche orwelliane del Potere, quando si ammanta dell'ideale nobile della Rivoluzione.

Al termine, rimaniamo sospesi nell'incanto.

Nonostante non siano gli originali, nonostante tutto sia studiato a tavolino, nonostante sia una replica del passato, ebbene, possiamo annoverare alcuni momenti del concerto (Horizons e il finale di Supper's Ready su tutto) tra le più alte esperienze estetiche che abbiamo mai vissuto, in una vita dedicata all'Arte.

giovedì 29 ottobre 2015

NON TI STAVO CERCANDO - l'adorabile follia di Mauro Uzzeo


La settimana prima di Lucca Comics (& Games), comprensibilmente, la stampa, digitale e non, è invasa da classifiche, liste, consigli per gli acquisti, guide più o meno affidabili per districarsi in quella giungla labirintica di offerte e nuove uscite fumettistiche (e affini) che, di fatto, è la mastodontica fiera annuale toscana.
Il grande appuntamento per autori e casi editrici per esporre con la massima risonanza la loro merce artistica (accostamento per noi ossimorico non privo di una certa ironia).
Dunque, ho deciso di parlarvi di un libro di cui parleranno in pochi, stampato in poche copie, annunciato pochi giorni prima della fiera.
Soprattutto, scritto pochi giorni prima della fiera.
Probabilmente, è il primo libro che il lettore impiegherà più tempo a leggere di quanto l'autore abbia impiegato a scriverlo.
Intendiamoci, Stendhal scrisse La Certosa di Parma a tempo di record, Il Giocatore di Dostoevskij, per motivi legati alla condizione metaletteraria più nota della letteratura moderna, neanche a parlarne (anche Nostra Signora dei Turchi fu composto in un mese scarso, lo dico per saziare chi dice che cito sempre un noto genio salentino).
Non è, quindi, necessariamente un segno di faciloneria o scarsa qualità, l'averlo gettato sulla pagina nell'arco di un fine settimana.
Si tratta del primo esperimento puramente letterario di Mauro Uzzeo.
Per chi non lo conoscesse, Mauro è un narratore nato.
Non solo è visitato dal dono oratorio del cantastorie naturale, colui che è in grado di trasfigurare un episodio quotidiano in un memorabile aneddoto grazie a una conoscenza dei tempi narrativi, e a uno stupore intatto, iscritti nel proprio DNA;
Mauro è anche un narratore "professionista", che da anni per lavoro racconta storie.
In varie forme, su vari canali e media artistici.
Forse, la sua migliore qualità è quella di non aver smarrito (nonostante la lotta periodica con scadenze, consegne, commissioni, paletti imposti da editori e mercato) la primordiale gioia del racconto.
Mauro è un narratore vivace, generoso, a volte eccessivo, ma che mantiene sempre un contatto onesto con il lettore.
E, soprattutto, anche se può descrivere scene cruente o indugiare in particolari erotici, mantiene viva, sottesa, sempre una irriducibile innocenza.
La dichiarata, e discussa, "rivoluzione" nella Bonelli (l'innovazione c'è stata innegabilmente e non possiamo che guardarla con favore) è passata molto per le sue invenzioni, lontane degli stereotipi, o meglio, in grado di rimescolare originalmente l'immensa cultura pop dell'autore.
Il numero Tabula Rasa di Orfani in cui un personaggio parla solo attraverso citazioni di Giovanni Lindo Ferretti (prima dell'improvvida conversione la cui Damasco fu un articolo di Giuliano Ferrara) è veramente qualcosa, non solo, di mai visto prima, ma che non ci saremmo mai sognati di vedere su una testata Bonelli.

Ora, Mauro ha aggiunto un'altra pietra sghembra alla cattedrale daliniana della sua adorabile follia.
Un libro scritto in pochi giorni, stampato in poche copie, in cui invita il lettore a bruciarlo subito, poiché è un libro che "non esiste".


Le prime parole che leggiamo sono:

"Nota di Mauro per questa prima edizione limitata:

Questo libro non esiste.
O meglio, esiste, ma esiste solo per voi.
Consegnata la 300esima copia non esisterà più, non sarà ristampato e tanto io negherò di averlo scritto, quanto voi di averlo letto.
Più che un romanzo compiuto consideratelo simile a quella roba che i musicisti chiamano demo.
Una registrazione amatoriale da sottoporre al giudizio di amici e affezionati per vedere se esce fuori qualcosa di interessante o se il risultato finale è solo una serie continua di rumoracci fastidiosi.
È una raccolta di pensieri e appunti accumulati negli ultimi dieci anni della mia vita e raccontati in forma di romanzo di finzione.
Alcuni stralci sono già passati per il mio blog, altri sono stati inventati di sana pianta.
Grazie per aver riposto la vostra fiducia in questo primo esperimento, sono davvero curioso di ascoltare le vostre opinioni in merito.
Ma ricordatevi: questo libro non esiste.
O meglio, esiste, ma esiste solo per voi.
È come un segreto che, acquistando questo volume, accettate automaticamente di mantenere.
Mi raccomando."

È un libro folle, sincero, ingenuo eppure emozionante, non meditato eppure maturato da tempo, che con tutti i difetti di un'opera non rivista (sappiamo cosa diceva Hemingway della "prima versione di qualsiasi cosa") tiene incollato il lettore alla pagina.
Mauro si espone senza filtri, come un bambino innamorato della vita, apre il fiume in piena delle sensazioni, dei ricordi, delle confidenze.
Mi ha ricordato una spiegazione di Kerouac che, accostando la prosa beat all'assolo di un sassofonista bebop, notava come quest'ultimo se sbaglia una nota continua a suonare, mica ritorna indietro.
Il libro non è il capolavoro di Mauro.
È un interessante quaderno di appunti per un libro ancora da scrivere.
Ma rivela già tutte le potenzialità del caso.
Non tutti coloro che sanno sceneggiare sono in grado, poi, di saper scrivere in forma puramente letteraria.
Lui si.

Lo trovate a Lucca, compratelo.
Oppure, rubatelo, mentre Mauro è distratto a raccontare una storia.

P.S.
QUI trovate i primi due capitoli

lunedì 19 ottobre 2015

TUTTI GLI ARTICOLI DI SETTEMBRE

"Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età, 
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità... 
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, 
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità... "
Francesco Guccini, Canzone dei dodici mesi

Care lettrici e cari lettori,
come promesso Settembre, a dispetto della memorabile strofa gucciniana, è stato mese generoso di attività e pubblicazioni.

Su FUMETTOLOGICA abbiamo pubblicato:


- L'intervista nello studio Alessio Spataro, che anticipa quella in cui cominciamo a parlarvi del suo libro straordinario, BILIARDINO (QUI), a cui presto concederemo adeguata attenzione: un'intervista iniziata un anno fa e proseguita in vari studi, seguendo la genesi e lo sviluppo del suo capolavoro fumettistico QUI

- La conversazione con Simone Tempia, autore dell'intelligente e fortunato fenomeno virale Vita con Lloyd QUI

- L'intervista a LRNZ dopo il suo meritatissimo Premio Boscarato come miglior disegnatore italiano QUI



Su LA REPUBBLICA-XL, invece, abbiamo pubblicato:

- L'intervista al grande Eugenio Barba in occasione del documentario Il Paese Dove Gli Alberi Volano, presentato al Festival di Venezia, sui  50 anni dell'Odin Teatret, QUI


- L'omaggio obbligatorio ai 50 anni da Highway 61, il capolavoro di Bob Dylan che ha cambiato per sempre la storia del rock QUI
Su questo blog, invece:

- L'omologo articolo sugli articoli di Agosto QUI


- La recensione del gradevolissimo libro Tutti Per Uno  QUI


- L'articolo che annunciava l'evento allo Stadio Olimpico MediTiAmoRoma, che ha attratto oltre 3.000 persone di sabato mattina, sotto una pioggia battente (esito da altri definito trionfale) QUI


Siamo a metà Ottobre e già abbiamo pubblicato un numero interessante di articoli.
Siamo certi che non vi annoierete.
Buona Lettura!

sabato 17 ottobre 2015

KEEP CALM e GUARDA UN FILM- La Presentazione






Come già sanno i miei contatti sui social network, a cui da giorni infliggo incessanti promemoria, Martedi 20 Ottobre alle ore 18.30 alla Libreria Notebook dell'Auditorium (viale Pietro De Coubertin, 30), presenterò il libro KEEP CALM e GUARDA UN FILM di Sebastiano Barcaroli e Federica Lippi.
Si tratta di un libro importante per il cinema in Italia.
Talmente importante che, sapendo della nostra presentazione, è stata organizzata in fretta e furia la Festa del Cinema accanto.
Certo, i maliziosi potranno pensare che è una mossa furba, ai limiti della correttezza, che tale evento approfitti del flusso di persone che noi richiameremo, giocando magari sulla confusione, pensando che in qualche modo il loro evento possa essere collegato alla nostra presentazione.
Ma siamo innocenti cultori della conoscenza, ci fa piacere che grazie a noi Wes Anderson verrà a Roma, e con l'occasione interverrà anche all'altra manifestazione.
La cultura è innanzitutto condivisione.


Il libro è gradevole, ben scritto, appassionato, ironico e, soprattutto, vivaddio, antitetico alla critica saccente e parruccona, che compie errori madornali su Tolkien, stronca un capolavoro come Mad Max- Fury Road o non capisce Zerocalcare.
(Chi può cogliere, ha già colto).
È una lettura agile, fresca, complice, che nel contempo però può farci scoprire (con la manìa enciclopedica da nerd antichi degli autori) moltissime curiosità, risvolti illuminanti, collegamenti impensabili e piani nascosti riguardo film che magari adoriamo devotamente e crediamo di conoscere approfonditamente.
Ci sarà tempo per più minuziose analisi.
Per ora: venite, comprate il libro, leggetelo, riacquistatelo e regalatelo.
E poi, magari, date un'occhiata alla piccola festicciuola che hanno improvvisato fuori la libreria.
Tutto sommato, è una gradevole appendice da integrare all'evento centrale.

Vi aspettiamo!