giovedì 15 novembre 2018

I VILLANI - la poesia resistente di Daniele de Michele






Seguiamo Daniele de Michele (aka Don Pasta) ormai da anni.

Proprio su queste colonne parlammo di lui (all'inizio di una fluviale conversazione che trovate QUI) in questo modo: "andrebbe protetto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità: è una fortezza di Masada ambulante nei confronti del brutto, della stupidità, dell’insensata negatività che possiede il mondo moderno".
La visione del suo film documentario I Villani ci conferma che (ancora una volta) non avevamo esagerato.
Il film, presentato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia, va visto.


Dopo aver deliziato le folle nei panni adorabili del DJ gastrofilosofo Don Pasta, spesso nei luoghi più improbabili (QUI raccontammo quando aprì per i Massive Attack in una catacomba!), ora Daniele de Michele si riappropria del suo nome anagrafico, per un canto d'amore alla Madre Terra, alla Natura, alla Tradizione...ma lo fa da una prospettiva che è profondamente, appassionatamente, autenticamente di sinistra.
Daniele strappa Gramsci e Pasolini dall'abbraccio mortale e ingannevole del peggior rossobrunismo d'accatto e restituisce la poesia ardente e irriducibile dei moderni contadini, custodi di una tradizione ormai in agonia, resistenti contro le derive follemente perverse e autodistruttive dell'industria alimentare.


Quattro storie, raccolte e raccontate (con Andrea Segre) in quattro diversi angoli d'Italia (non solo il Sud delle amate radici dell'autore), di resistenza attiva, di glorioso suicidio professionale in nome di un'etica superiore, di commovente amore per la natura.
Un canto in cui amore e epica s'intrecciano nella gloria di esistenze umili, apparentemente monotone, gravate dalla fatica, nobilitate dal rispetto.
Un canto d'amore umanissimo. E per questo sacro.


Riportiamo la nota di regia che accompagna come un toccante invito la promozione del film: "“Questa gente mi raccontava il suo stare al mondo, il suo rapportarsi alla terra e alla storia del luogo che le aveva dato nascita. Era in questo intessersi delicato, talvolta ironico, talvolta doloroso tra i racconti intimi del loro vissuto e il loro cucinare con perizia, intelligenza, senso dell'osservazione che veniva fuori il senso più profondo della cucina italiana: il suo essere saggia, gustosa, parsimoniosa, rispettosa dei prodotti della terra e del mare. Questa gente mi mostrava in quei gesti sicuri di quanto la modernità andasse in conflitto radicale con quella cultura. Un conflitto che andava al cuore del problema. Per mangiar bene bisogna rispettare i tempi della cucina, bisogna rispettare le stagioni, la terra e il mare, tutto ciò che la modernità non fa più. Ne viene fuori un conflitto tra le parti, una resistenza, una proposizione di un nuovo vivere che benché ancorato al passato diventa attuale e vitale. In questi quindici anni di lavoro, passati creando libri e spettacoli che unissero la cucina e l’arte, l’esplorazione veniva raccontata da me in prima persona, facendo venir fuori il mio punto di vista su cosa fosse per me la cucina. Quello che mi ha emozionato e che voglio condividere è l'esistenza di persone capaci, realmente capaci, di creare e ricreare il gesto e di costruire un sapere vivo attorno a questo gesto. La loro esistenza è prioritaria rispetto alla mia elaborazione e il mio sguardo vuole fermarsi affianco a loro, per far incontrare le mie urgenze ideali e in fondo politiche con la loro quotidianità di gesti, luoghi, volti e parole. Il cinema documentario è lo strumento che può permettermi di far succedere questo incontro: non rinuncio al mio sguardo, ma lo lascio vivere dentro la loro realtà. Per questo il film arriva alla fine di un lungo periodo di ricerca, dopo il quale voglio finalmente poter vivere del tempo con le persone che questa lunga ricerca mi ha dato la possibilità di scoprire. E' come se fin qui le avessi sfiorate, gustate. Ora ho voglia di stare con loro e con loro far crescere la narrazione e il significato. Dentro di me e verso il pubblico”.


Conosciamo Daniele e il suo entusiasmo, la sua passione, il suo sguardo di poeta della materia e le sue abilità di narratore paradossale e trascinante.
Non ci aspettavamo nulla di meno sul piano del racconto.
Ciò che ci ha sorpreso è la qualità cinematografica del documentario, la fotografia, i tempi (lenti sì, non è mica un film d'azione, ma in maniera pacificante e meditativa), l'uso ardito ma intelligente della colonna sonora.
Ecco, la colonna sonora.


Alla presentazione di ieri al Cinema Farnese di Campo de' Fiori (luogo di culto per il pensiero controcorrente), accanto a Daniele (sempre brillante oratore, benché evidentemente emozionato), c'era Alessandro Mannarino (presente in una colonna sonora di pregio che vanta artisti anche come Daniele Sepe), un cantautore che confesso di aver sempre ponderato a distanza.
Ebbene, alla presentazione Mannarino è intervenuto brevemente ma con due stoccate precise e vincenti: l'arte non deve educare, deve suggestionare (dall'origine latina di "suggerire"); in un mondo governato da pazzi che stanno distruggendo il mondo per un profitto immediato, questo è un film importante.


Daniele ha raccontato l'impatto con un medium come il cinema e la sua unica fascinazione, ovvero il fatto che tra l'idea e la realizzazione esso imponga anni e anni di passaggio fino a che la realtà dell'opera s'impone rispetto all'idea originale, ha descritto i quattro anni di lavoro, lunghissimi e rocamboleschi, i cambiamenti incessanti, anni di drammi economici, di incontri smarriti e ritrovati, di continua revisione dei propri fallimenti (grande lezione acquisita da I Villani) e (per rispondere a una domanda precisa sul valore politico del film) di come esso sia uno schiaffo in faccia alla Sinistra degli ultimi sessant'anni, che ha completamente abbandonato quel popolo.


Noi siamo usciti commossi dall'abbraccio di un amico che ha realizzato un suo sogno folle e necessario.
E ancora di più da una dedica al termine del film che onora me e la memoria di una donna eccezionale che tanto amava gli spettacoli festosi e ribelli di Don Pasta.

Il film è in sala nei seguenti cinema:
Fino al 18 Novembre - Roma - Cinema Farnese, 
16 novembre - Napoli - Cinema Astra
17 novembre - Mantova - Festivaletteratura - Mignon cinema d'essai 
18 novembre - Rovereto - Tutti Nello Stesso Piatto Festival Internazionale di Cinema Cibo
20 novembre - Bologna - Cinema Odeon
21 novembre - Firenze - Fondazione Stensen
23 novembre - Milano - Cinema Mexico
29 novembre - Vicenza - Araceli Cinema di Città
30 novembre - Udine - Cinema Visionario
2 dicembre - Broni (PD) - Cine Teatro Carbone
3 dicembre - Torino - Distretto cinema
4 dicembre - Cremona - CineChaplin
11 dicembre - Bergamo - Cinema Teatro Del Borgo
12 dicembre – Tolentino –  Politeama
13 dicembre – Viterbo – Cinema Trento
16 dicembre - Calimera - Cinema Elio
17 Dicembre - Lecce - DB D'Essai

Chiunque fosse interessato a farlo proiettare nella sua città, scrivesse a distribuzione@zalab.org

Fatelo.
 Ne vale veramente la pena.

lunedì 12 novembre 2018

Conversazione con Tiresia - di e con Andrea Camilleri





Care lettrici e cari lettori, d'ora in poi pubblicheremo sul nostro blog i video (e i testi relativi) realizzati con #LettureMetropolitane.
Buona visione, buona lettura!



Il 5, 6 e 7 Novembre (EDIT: ritornerà in sala a grande richiesta il 22 Novembre) potremo vedere al cinema Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri.
In un'evidente processo di immedesimazione, per l'ormai irreparabile cecità, lo scrittore siciliano rende omaggio alla figura del mitico indovino cieco, esplorando la galleria di sue reincarnazioni letterarie presenti nella letteratura occidentale degli ultimi, almeno, 2500 anni.


Dall'origine omerica nell'Odissea al V°Inno di Callimaco, oltre ovviamente all'apparizione più celebre nell'Edipo Re di Sofocle, per ciò che riguarda i classici greci; arrivando, con una certa ironia, alle satire di Orazio e Giovenale, passando per Stazio, per la rivisitazione della tragedia sofoclea di Seneca e per Luciano di Samosata, Camilleri sembra in realtà apprezzare di più le versioni moderne del mito di Tiresia (anche se condisce il suo discorso con una saggia tirata antifreudiana).



Obbligatoria la citazione dantesca, molto sottili i richiami a Poliziano e a Milton, ma abbiamo particolarmente apprezzato la citazione de Le mammelle di Tiresia di Guillame Apollinaire (prima opera chiamata "surrealista" nella storia della letteratura) e il sacrosanto soffermarsi sulla rilevanza da protagonista che la figura ha nei Cantos di Ezra Pound e in The Waste Land di T.S.Eliot.


Nella sua dotta panoramica, a Camilleri non poteva certo sfuggire la menzione del fondatore del Living Theatre, Julian Beck (che interpretò Tiresia nell'Edipo Re di Pasolini), come anche non poteva mancare un riferimento al grande sapiente cieco della letteratura del Novecento, ovvero Jorge Luis Borges.


Anche Virginia Woolf e Friedrich Dürrenmatt ottengono la giusta considerazione da parte dell'autore di Montalbano, per le loro moderne e illuminanti rivisitazioni della figura di Tiresia.
Camilleri insiste molto sul legame tra cecità e veggenza.
Di tutte le citazioni memorabili che egli evoca, la più adatta non è presente, perché riferita in realtà non a Tiresia ma a Edipo. Ci riferiamo a un frammento dell'ultimo Holderlin che afferma: "Il Re Edipo ha forse un'occhio in più".
Al di là della grande suggestione della eroica prestazione di Camilleri, dello scorso giugno, nel Teatro Greco di Siracusa (luogo legato a doppio filo alla radice stessa della tragedia greca, poiché Eschilo vi mise in scena Le Etnee nel 470 a.c.), in cui l'autore novantatreenne si è esibito, a memoria, davanti a 4mila persone, lo sforzo dello scrittore è apprezzabile perché offre uno sguardo alessandrino senza scadere negli sterili compiacimenti tipici di certo postmoderno.


Lo spettacolo inizia, giustamente, con The Cinema Show dei Genesis (brano anch'esso ispirato a Tiresia) e affronta quasi tutti i, circa, 60 autori che si sono occupati della figura mitica, da un lato con un respiro diacronico, dall'altro con perfetta consapevolezza storica di ciascun autore, che si parli di Milton o di Stravinsky, di Cesare Pavese o di Omero.
Speriamo che non sia il testamento dell'autore siciliano, ma, qualora lo fosse, sarebbe una degna testimonianza del suo grande amore per la letteratura.


giovedì 1 novembre 2018

L'Ultimo Guardiano del Valico - l'omaggio a Lao-Tze di Valentino Bellucci



Da tempo leggiamo con interesse le numerose opere di Valentino Bellucci, intellettuale fecondo e prolifico che si è occupato di diverse aree dello scibile umano, sempre osservate con lo sguardo sereno e superiore che la frequentazione dei testi sacri indiani dona agli studiosi consapevoli.
Il limite della sua interessantissima produzione, per un pubblico abituato a più convenzionali letture, è da un lato una certa assertività dogmatica, dall'altro un'attitudine didascalica a volte troppo trasparente: l'urgenza di rivelare la ricchezza della sapienza orientale, a lettori spesso digiuni e orbati dagli avvilenti luoghi comuni dominanti, talvolta tradisce la sua vocazione di divulgatore spirituale.

In questo breve romanzo, L'Ultimo Guardiano del Valico (Digital Soul) possiamo incontrare i pregi e i limiti della sua ormai vasta produzione.
L'assunto è geniale: come sa chiunque si sia approcciato al Taoismo, la leggenda sacra vuole che Lao-Tze abbia scritto il sublime e abissale Tao Te Ching per poter varcare il confine della corte Zhou; quella era stata la richiesta del guardiano per farlo passare, ovvero lasciare un testo scritto in cui condensare la sua rinomata sapienza.
Con suprema ironia, l'immenso testo sapienziale inizia: "Il Tao di cui si può parlare non è il vero Tao". Maestro Primordiale, come Socrate, Lao-Tze aveva fondato la teologia negativa.

Statua di Lao-Tze sul Monte Qingyuan
Bellucci, con un'intuizione notevole, decide di raccontare cosa accade dopo quel decisivo incontro.
Da un lato, seguiamo le paradossali peripezie del guardiano, sballottato dal potere del Tao tra ambizione e fallimento, infamia e gloria, umiliazione e successo; dall'altro contempliamo le vicende eguali e contrarie del sommo saggio, gli ostacoli e le prove continue per la sua serenità interiore.
Il racconto è plasmato sul modello delle storie sacre, con evidenti omaggi al Siddharta di Herman Hesse. A noi che tributiamo una sacra devozione al Saggio Cinese suscita un certo turbamento vederlo ritratto in momenti di smarrimento, peccato, contrizione, dubbio.
Rappresentare i pensieri di un Guru universale è un'ambizione che richiede costi alti.
Comprendiamo, d'altro canto, lo spirito di Bellucci nel mostrare come il cammino della Conoscenza (come appunto nel caso di Siddharta) passi per la dolente iniziazione dell'errore.

Il racconto è scritto con impeccabile rispetto formale (salvo un richiamo un po' didascalico alla contemporaneità) e si conclude, con perfetta coerenza ideale, nel rovesciamento incrociato dei destini.



Siccome Bellucci, prima che uno scrittore interessante, è un dotto studioso, abbiamo trovato ancora più ricca di spunti la coda storico-critica, in cui si dispensano, stavolta sì con equilibrio tra rigore erudito e necessità di divulgazione, precise note informative sul Taoismo, sul Confucianesimo e sul Buddhismo, confrontati nella purezza degli insegnamenti come nei rischi delle derive esoteriche.

Concludiamo con una frase di Henry David Thoreau, considerato da Bellucci un erede della tradizione taoista nella letteratura occidentale: "Illuminazione è vedere il piccolo".

Henry David Thoreau
Dunque, la si può trovare anche in un libro poco conosciuto di una piccola casa editrice.

domenica 28 ottobre 2018

Dove eravamo rimasti ?




Opera del maestro Cifone
Care lettrici, cari lettori,
eccoci di nuovo qui, dopo quasi un anno.

Chi mi segue, sa bene come la mia vita sia cambiata.
D'ora in poi questo blog tornerà ad essere regolarmente aggiornato, ma (viste le molteplici collaborazioni su diverse testate in cui mi occupo di svariati temi) più come un diario, in cui parlerò delle cose che, benché impopolari, mi interessano di più: filosofia, ricerche esoteriche, cultura archetipica, meditazione.

In questo anno ho girato molto, ho cambiato più case, ho visitato molte città, in tutto il mondo, ho lanciato e seguito molti progetti, ho conosciuto alcuni dei migliori artisti contemporanei, ho presentato moltissimi libri, ho visitato molte mostre, sono andato a teatro quasi ogni sera.

E ogni tanto ne ho scritto:

Maicol&mirco per il nostro blog

Su Fumettologica:

- intervista a Filippo Scozzari QUI
- recensione di Macanudo di Liniers QUI
- recensione de Le incredibile avventure di Brodowsky di Marco Galli QUI
- 22 contributi sul progetto Fumetti nei  Musei  QUI
- recensione di Èpos, sempre di Marco Galli QUI
- conversazione con Maicol&mirco su Gli Arcanoidi QUI

Frank Zappa

su la Repubblica XL

- conversazione con Simon Reynolds (assieme a Paolo Bassotti) QUI
- conversazione con Francesco Bianconi QUI
- conversazione con Antonio Rezza e Flavia Mastrella QUI
- conversazione con Federico Fiumani QUI
- conversazione con Ivan Talarico QUI
- conversazione con Francesco Donadio QUI
- recensione de libro di Matteo Persica Rino Gaetano. Essenzialmente tu QUI
- un articolo di presentazione dei Le Cardamomò QUI 
- conversazione con Giuseppe Palumbo QUI
- conversazione con Boris Battaglia sul libro Gainsbourg QUI
- la recensione del Rocky Horror Erotic Dream QUI
- la recensione del concerto The Yellow Shark a Roma QUI
- la recensione dello spettacolo Santa Rita and the Spiders from Mars, su Paolo Poli e Bowie QUI


Friedrich Nietzsche


su minima&moralia

- un testo introduttivo alla mostra MACROMANARA – tutto ricominciò con un’estate romana QUI
- la recensione degli spettacoli per bimbi ispirati a Il Flauto Magico e La Divina Commedia QUI
- conversazione con Gabriele Coen su Qabbalah QUI
- conversazione con Alberto Ventura su L'Esoterismo Islamico QUI
- il primo articolo del trittico dedicato alla mostra di Damien Hirst a Venezia QUI
- conversazione sul progetto Blake.Eternal Life QUI
- conversazione con Massimo Palma e Marina Montanelli su Walter Benjamin QUI
- conversazione con Sandro Lombardi QUI
- un articolo in memoria di Antonio Infantino QUI
- conversazione con Marco Galli QUI
- recensione dell'evento Focus Baudelaire (con Chiara Babuin) QUI
- articolo sulla mostra Donne, Madri, Dee a Udine QUI
- la recensione di Loro 1 e 2 di Sorrentino (con Chiara Babuin) QUI
- un estratto dai testi della mostra Andrea Pazienza, trent’anni senza QUI
- recensione dello spettacolo Il Sogno di Nietzsche (con Chiara Babuin) QUI
- l'omaggio per i 50 anni di Nostra Signora dei Turchi QUI
- conversazione con Alessio Spataro su Le avventure rossobrune di Ego Fuffaro QUI
- la recensione de Il Revisore di Gogol QUI
- un omaggio a Walter Benjamin QUI

Walter Benjamin
su D.A.T.E. Hub
- recensione di Outsiders di Alfredo Accatino QUI
- resoconto della mostra Illuminating Poetry alla Keats Shelley House QUI
-recensione dello spettacolo Esotericarte QUI

William Blake

su Ultima Voce

. recensione di Old Times di Pinter QUI

su David Bowie Blackstar

- articolo su The Buddha of Suburbia QUI
- articolo sulle citazioni bowieane in Suspiria di Guadagnino QUI
su Linus

- sul primo numero della nuova gestione di Igort (Maggio 2018) un articolo su Vaughn Bodé
- sul numero di Ottobre, un articolo su distopia e neofascismo



sul Blog de Il Fatto Quotidiano:

- un omaggio a La Peste di Albert Camus QUI
- una recensione di Bazar Elettrico QUI

Albert Camus

su Letture Metropolitane ho parlato di:
- Carmelo Bene QUI
- Eugenio Montale QUI
- William Blake QUI
- Rainer Maria Rilke QUI
- Elio e le storie tese QUI
- David Bowie QUI
- Umberto Eco QUI
- Pier Paolo Pasolini QUI
- Maria Callas QUI
- Andrea Pazienza QUI
- William Turner QUI
- David Foster Wallace QUI

Carmelo Bene

su Alexanderplatzjazzblog
- conversazione con Danilo Rea QUI
- conversazione con Roberto Gatto QUI
- articolo per l'anniversario di Dizzy Gillespie QUI
- conversazione con Enzo Pietropaoli QUI
- articolo sullo spettacolo Haber/Bukowski QUI


Dizzy Gillespie

su spezzandolemanettedellamente

- un articolo su Vastu e Feng-Shui QUI
- un articolo sul Feldenkrais QUI
- dieci consigli di lettura QUI

Carl Gustav Jung



A prestissimo su queste colonne.Vostro Conte Z.

giovedì 21 dicembre 2017

10 libri non banali (e non è poco)

Questa non è una classifica.
Questa non è una lista di fine anno.
Non ci sono premi, non ci sono medaglie, non ci sono voti.

Questi sono libri che mi hanno particolarmente colpito in un anno di letture molteplici, forsennate e bizzarramente eterogenee.
Mi sembra il minimo tributo accennarne i motivi di interesse.


- Morte ai vecchi, Franco "Bifo" Berardi e Massimiliano Geraci, Baldini&Castoldi
Non lasciatevi ingannare dal titolo.
C'è molto di più di uno scontro generazionale.
Si tratta di un libro autenticamente postmoderno, nel senso più alto e consapevole: niente citazionismo sterile alla deriva, niente plagi spacciati per omaggi, niente idee copiate con la scusa della rielaborazione.
Nessuna confusione tra archetipi e stereotipi.
Un libro di profonda intelligenza, che si muove con accortezza in ambiti insidiosi, attraversando le ardite frontiere del cyberpunk e gli abissi infernali della ricerca psichedelica.
Una distopia nemmen tanto dissimile dalla realtà di tutti i giorni, un libro che sembra scritto dopo una consultazione funesta dell'IChing sul futuro della nostra società.
Apprezzabili lo stile proteiforme, il contrasto tra folli navigazioni interiori e grigiore quotidiano, l'intreccio avvincente della vicenda, che mescola la prosa allucinata di derivazione burroughsiana agli stilemi del noir, la parodia dei tic veterocomunisti alla testimonianza lucidissima e illuminante sullo smarrimento delle nuove generazioni.
Soprattutto, un libro che trabocca cultura ad ogni riga: citazioni sottili, nascoste, occultate come doni preziosi, senza compiacimenti esoterici, né ostentazioni adolescenziali per accattivare il lettore.
Leggetelo.

- A mille c'è n'è, Cinzia Bigliosi, L'Iguana
Cinzia Bigliosi, raffinata traduttrice e intellettuale di raro pregio, ci delizia con la sua prosa rarefatta, crepuscolare, ricercata ma senza forzature nella raggiunta perfezione di una spontanea musicalità.
Non si traduce degnamente Irène Némirovsky per caso.
In questo racconto, esile quanto penetrante, per molte pagine pare non accadere nulla: pitture sognanti di atmosfere interiori, il pigro scorrere di una quotidianità incolore, addirittura la scrittrice sembra indugiare su descrizioni minuziose di dettagli insignificanti, rese con pregevole tecnica stilistica ma, apparentemente, con minore costrutto narrativo.
E, poi, all'improvviso, lo sconvolgimento.
Tremendo come solo l'insensatezza dell'apparente caso può essere.
Dal crepuscolo si cade nella notte nera senza redenzione.
Magistrale la costruzione, la capacità di cogliere gli impercettibili palpiti interiori e insieme raccontare l'indicibile del dolore.
Una penna così abile la attendiamo fiduciosi su prove più vaste e impegnative.


- L'armonia segreta, Geraldine Brooks, Neri Pozza
Un libro bellissimo.
Il racconto della vita del grande David dal punto di vista privilegiato, e condannato, del suo intimo testimone: Natan, il bimbo veggente, costretto dalla violenza numinosa del Divino a incoronare profeticamente l'assassinio di suo padre.
E ad accompagnarlo per tutta la vita come talismano temuto e venerato, inerme osservatore delle sue ingiustizie, ammirato nella contemplazione della sua gloria, unico custode del lato oscuro della sua anima estasiata.
Un libro crudele, irriverente, spietato, eretico il giusto nella veridicità storica quanto essenzialmente rispettoso del Mistero, come intelligenza impone.
David, guerriero feroce e Re capriccioso, eppure strumento potentissimo e invincibile del suo Dio: pagine potenti di ricostruzione storica, sottili riflessioni sulla maledizione dell'elezione profetica, rigorosa ricostruzione filologica e sintomatologica dell'esperienza mistica e delle lotte che condurranno David alla gloria.
Una prosa che esplora le sottigliezze insondabili del rapporto con un Dio paradossale, collerico e misericordioso e d'improvviso schiaffeggia il lettore col racconto agghiacciante dello stupro incestuoso di Tamar perpetrato dal bestiale primogenito di David, Amnon.
Non si scandalizzino gli ortodossi: questo è ciò di cui è fatta la sostanza del racconto veterotestamentario.
Le contraddizioni, le bassezze, la violenza necessaria di un guerriero esaltato non sono fango sull'idolo: l'ispirazione sublime ed eterna del Salmista, i versi supremi di David, la sua incendiaria devozione, il canto celeste e ispirato ancor più risaltano nel loro splendore divino, proprio avendo scelto dimora nella mente di un uomo divorato dalle passioni.
Dietro lo scandalo apparente, una profonda conoscenza interiore.
Commovente la dedica finale a Leonard Cohen, colui che in musica seppe tradurre, in una canzone in seguito insensatamente abusata, la tensione supremamente erotica dell'amore mistico.



- La vedova Van Gogh, Camilo Sánchez, Marcos y Marcos
Libro differente dal precedente, ma con uno sguardo simile: il racconto laterale, postumo dell'intima testimone di un Eletto.
Un'elezione più vicina a quella di Natan che a quella di David.
Van Gogh, artista profetico e in quanto tale inascoltato dai contemporanei, destinato a una vita di ossessivo isolamento intellettuale e emotivo.
La storia raccontata è l'avventurosa e testarda ri-costruzione del mito Van Gogh da parte della cognata, rimasta vedova del fratello Theo.
Tramite la lettura del carteggio ritrovato fra i due fratelli, la protagonista Johanna scopre le profondità del genio, i significati reconditi, impara a "vedere", a contemplare il miracolo della creazione artistica di quello che l'altro grande folle "suicidato della società" Antonin Artaud  in un saggio memorabile per vertiginosa affinità interiore celebrò così: "I suoi girasoli d’oro e bronzo sono dipinti;, sono dipinti come girasoli e nient’altro, ma per capire un girasole in natura, bisogna adesso rifarsi a Van Gogh, così come per capire un temporale in natura, un cielo tempestoso, una pianura in natura, non si potrà più non rifarsi a Van Gogh".
In questo libro scopriamo a chi dobbiamo questa scoperta dal valore incommensurabile.


- Challenger, Guillem López, Eris
Libro stupefacente, ambizioso, non distante dal primo di questo elenco libero e disordinato per sguardo narrativo caleidoscopico, tentacolare, apparentemente delirante ma in realtà minuziosamente costruito su una serie di incastri precisi, in un gioco di complementarità e rivelazione reciproca nei 73 frammenti che ne compongono l'impressionante mosaico.
L'esplosione (sconvolgente memoria per tutti i bimbi degli anni '80) della navetta spaziale Challenger diventa il Big Bang per una catena inesorabile di sincronicità sempre più inquietanti, nel parrossismo di una stretta narrativa progressivamente più confusa fino alla rivelazione del disegno complessivo.
Non è facile raccogliere sfide così complesse dopo che nel mondo non solo è esistito Borges, ma anche Ballard.
Queste sono letture che al termine non ti fanno rimpiangere il tempo che vi hai dedicato: stimolante, ben costruito, quasi mai prevedibile.



- Il Sancane/ Il Sancane volume II, Simone Amicucci, Ultra
Il libro che tutti dovrebbero avere sul comodino per leggerne una pagina ogni sera.
E meditare.

Andrea Foschini
- Merlino, L'Ultimo dei Danaan, Andrea Foschini, Nuove Edizioni Aldine
Amiamo la prosa di Andrea Foschini.
Una prosa feroce, visionaria, delirante, sempre in continua tensione verso l'ineffabile e l'infame, sempre sul punto di incendiare la pagina, tra Mishima e Majakosvkij, per citare una nota canzone, sempre magnificamente, terribilmente, atrocemente identica a sé stessa.
Stavolta, dopo Giovanna D'Arco, Caligola, Caracalla, Ulisse, Nerone, Edoardo II, è Merlino il grande alter ego su cui l'autore chiaramente proietta un palese trasferimento di personalità, nel supremo disprezzo del mondo contemporaneo.
Stavolta l'atmosfera consente all'autore di evocare atmosfere meno arcaiche e più affini a quello che superficialmente viene definito fantasy.
Ecco un brevissimo saggio della prosa ardente di Foschini: "Il drago era l'architettura del mondo invisibile. Ma questa è una definizione rozza. Per quanto allora tale volli darla a me stesso...Caddi e fui l'uomo selvaggio. Preso a sassate dai giovani che per primi incontrai nel mondo degli uomini, selvaggio, essere informe come gobbo apparivo loro finché un cavaliere armato di lancia si pose in difesa della fattoria dove i suoi bambini avevano bersagliato di pietre me, il mostro. Si lanciò in armi anche lui nella mia direzione e non ebbi pietà".


- Dietro le dune, Paolo Basili, Augh!
Un libro completamente diverso da quelli che abbiamo affrontato finora.
Niente deliri, niente visioni, niente archetipi, niente illuminazioni.
Una storia d'amore, scritta in modo semplice, volutamente dimesso.
Una sorta di erede dell'inetto sveviano alle prese con le pressioni illusorie e crudeli della vita contemporanea.
All'improvviso, il ritorno di una vecchia fiamma.
Salvezza o trappola?
Un libro che rende benissimo il grigiore intollerabile della vita quotidiana, ma che nelle ultime pagine trova un'accelerazione irreale in cui accade di tutto.
L'ambiguità dei sentimenti, la vanità dei progetti, l'inganno dei sensi esplorati in un'introspezione da "uomo qualunque", in cui chiunque, anche il più geniale e avventuroso dei lettori, può rispecchiarsi.
Paolo Basili, al suo esordio sulla lunga distanza narrativa, supera la prova non solo con l'entusiasmo del principiante, ma soprattutto grazie al più importante dei doni letterari: l'autenticità.


- SuperDio, Franco Sardo, Blonk
Visto che il presente è orrido, le distopie si moltiplicano, ma non hanno bisogno di molta fantasia per dipingere scenari da far intimorire Orwell.
Franco Sardo, esperto autore satirico, mescola giocosamente vari elementi della sua cultura postmoderna, erigendo una parodia della religione organizzata che ha la struttura di un videogioco e il percorso di un viaggio simbolico.
Intuizioni irresistibili si avvicendano a comode soluzioni comiche, ma nel complesso l'eruzione di spunti satirici, di riflessioni metanarrative, di colte parodie filosofiche (e qualche concessione scollacciata) rendono SuperDio una lettura interessante.
Splendidi i titoli dei capitoli, che descrivono, tappe concettuali del percorso controiniziatico di uccisione del dio inesistente: Il Clero dei Morti, Il Sesso degli Angeli, La Palude Sociale.
Se in breve tempo, Sardo può creare un "quasi" romanzo del genere, in cui solo si intravedono le potenzialità di un'intelligenza comica brillante, ci aspettiamo molto da opere successive, più meditate e strutturate.


- La Nave dei Folli, Marco Taddei (illustrazioni di Michele Rocchetti), Orecchio Acerbo
Dunque, che Marco Taddei sapesse scrivere, e bene, lo sapevamo da tempo.
Siamo stati sostenitori tra più facinorosi nel tambureggiare della Curva in sostegno di Anubi.
Qui dimostra di non padroneggiare solo il registro grottesco e graffiante, ma di saper declinare la sua abilità di scrittura anche nell'incanto, nella meraviglia, nello stupore.
Accompagnato dalle belle illustrazioni di Michele Rocchetti, il racconto esalta il talento di giocoliere linguistico di Taddei, di chiava ispirazione rabelaisiana ma che certo non ignora l'omonimo precedente rinascimentale  di Sebastian Brant.
Un'opera di non comune pregio stilistico.

giovedì 14 dicembre 2017

Feldenkrais - Armonia spontanea

Il fondatore della tecnica Moshe Feldenkrais

Confesso la mia ignoranza.
Avevo sempre snobbato il metodo Feldenkrais.
La mia quasi ventennale frequentazione delle discipline meditative orientali mi aveva sempre distanziato da un approccio meramente fisico al rilassamento.
Eppure, come il titolo di questo blog testimonia, sono sempre pronto a rimettermi in discussione.


Seguendo, dunque, la guida sapiente della mia amica Minoo Samii mi sono volentieri sottoposto a una seduta di prova.
Al di là della gradevolezza della pratica, della estrema semplicità dei movimenti e della grazia elegante che intuisco possa essere sviluppata spontaneamente tramite la cura del gesto, ciò che mi ha colpito è la conferma "meditativa".
Non solo la disciplina non è in contrasto con la quiete interiore, bensì ho potuto apprezzare, in primo luogo, una profonda consonanza concettuale e, prova ancora più importante, il raggiungimento spontaneo di uno stato meditativo durante i semplici esercizi che il metodo propone.

L'ennesima conferma della fittizia contrapposizione tra corpo e spirito, che tanto ha infestato la metafisica occidentale, dalla scissione di natura religiosa (etimologicamente ossimorica) al delirio indiscriminato del Kali Yuga, schiuso ormai un secolo fa circa a Berggasse, 19 a Vienna.


Il prossimo sabato, alle ore 12,30, alla Casa della Pace, a Roma (Testaccio), la Dr.ssa Samii terrà un primo workshop introduttivo.
Un'ottima occasione per chi ricerca l'armonia con se stessi.

P.S.
QUI un articolo divulgativo su una testata nazionale
QUI la pagina Facebook internazionale di riferimento della dottoressa


mercoledì 22 novembre 2017

Vastu e Feng-Shui - La dimora interiore


Dopo mesi che meriterebbero tre saggi filosofici, due romanzi autobiografici e un poema lirico-introspettivo per essere degnamente raccontati, mi ritrovo qui a parlare di un argomento di cui, per mera coincidenza, avevo parlato esattamente un anno fa (QUI).
Le sincronicità, da sempre, governano queste deliranti colonne.
Buona Lettura!

Abbiamo già affrontato in più occasioni i libri di Valentino Bellucci (QUI e QUI), studioso attento e versatile la cui ricerca ruota attorno alla dimostrazione del primato della cultura vedica, come origine e ispirazione di tutta la cultura esoterica nelle diverse tradizioni successive.
Nella sua vasta e prolifica produzione, abbiamo trovato molto interessante il suo testo Vastu- L'antica scienza indiana dell'architettura (Enigma Edizioni) un'ottima introduzione a una delle più affascinanti discipline di applicazione pratica di principi spirituali nella vita quotidiana.
Citiamo le parole precise di Bellucci: "Per millenni la scienza sacra dell'architettura ha reso un grande servizio all'umanità. Dal tempio alla cattedrale ogni forma geometrica aveva una particolare risonanza che formava una certa armonia tra la psiche individuale e la terra stessa. Energie che oggi la maggior parte degli studiosi ignora, venivano equilibrate attraverso una sapiente costruzione degli edifici, e da quel particolare equilibrio la vita dell'essere umano traeva forza per una vita sana e colma di successo interiore ed esteriore.".
Troviamo definitive le considerazioni successive, ispirate al nitore di una saggezza primordiale: "Oggi molte persone soffrono a causa di un abitare del tutto deformante, a causa di un'edilizia folle che ha un solo scopo: vendere scatole di cemento. Ma la casa è un luogo sacro e sacro dovrebbe essere l'intero processo di progettazione e costruzione".
Bellucci squaderna la sua dettagliata erudizione in un volume comunque agile (un centinaio scarso di pagine) elencando le connessioni sottili e zodiacali che regolano, o dovrebbero regolare, un'abitazione costruita e arredata secondo le antiche regole vediche.
Vorremmo ricordare le parole conclusive del testo, che sottoscriviamo pienamente: "il padrone di casa dovrebbe invitare la Dea Lakshmi ad abitare la propria dimora: essa è il divino femminile, Madre Natura e la Dea della fortuna. Ecco una sua immagine che non dovrebbe mai mancare nella nostra casa:


Invito il lettore a ricordare che la casa è materna, è simbolo del grembo che ci ha dato vita e che continua a darci vita e fortuna, a patto che ognuno riesca a onorare il divino femminile che si trova in noi e nel cosmo".

Visione differente anche se apparentemente simile rispetto al Vastu è quella del Feng Shui, di cui abbiamo già parlato su questo blog.

L'esplorazione degli elementi comuni (rapporto con i 5 elementi, armonia interiore/esteriore, scoperta del potere energetico dei luoghi) e delle divergenze (gli elementi sono cinque ma differenti, il Vastu si concentra sulla necessità di rinnovamento energetico del luogo, il valore del Nord è diverso nelle due dottrine) pretenderebbe un libro a parte.

Ci limitiamo a segnalare per un approfondimento consapevole l'incontro con Marta Cristina Ceccarelli, che al tema ha dedicato una pagina Facebook, presso la libreria Passaparola di Roma, a Via della Balduina, 122, Domenica 25 Novembre alle ore 17.30.