mercoledì 14 ottobre 2020

ALSO SPRACH MARIO MAGNOTTA




A Roberto Pasquini

A Daniele Ercolani

A Lorenzo Ceccotti

A Raffaele Martirani

A Alessandro Napoleoni

A Nicola Bonimelli

A Antonio Recupero

A Paolo Sutera

A Michael Rocchetti

A tutti i fratelli in Mario sparsi in questa valle di lacrime 

Nella sua stupenda introduzione ai Salmi, Guido Ceronetti esalta la capacità di Diamanda Galàs, artista la cui potenza vocale è pari solo alla sua intensità blasfema, di evocare la potenza del sacro nella sua interpretazione satanista delle invocazioni veterotestamentarie.

Un'intuizione che potrà scandalizzare i bigotti e i dogmatici, non certo chi, come il sottoscritto, è cresciuto ascoltando in eguale misura i madrigali di Monteverdi e la più alta manifestazione della rivolta antiteistica dall'Inno ad Arimane di Giacomo Leopardi in poi: mi riferisco ovviamente all'ultima telefonata del primo scherzo telefonico a Mario Magnotta.

Ben prima delle infinite possibilità di divulgazione immediata offerte dai social, fin dalle elementari, sono stato testimone e partecipe di questo fenomeno di diffusione virale, accostabile solo a quello delle censuratissime musicassette pirata delle canzoni di Vladimir Vysotskij nella Russia sovietica: non con la spesso irresponsabile facilità di un clic, ma solo col paziente lavoro di registrazione su un nastro, potevano risuonare trionfali le evocazioni magnottesche nel chiuso della nostra cameretta, trasformata da ogni pressione del tasto play in un tempio di ancestrali divinità animali.

Per chi, come il sottoscritto, faceva squillare trionfante la memorabile conversazione registrata il 16 settembre 1985, come un ipnotico basso continuo, sulla metropolitana accanto alle suore o, direttamente, sul sagrato della chiesa di zona all'ora della messa, è evidente la portata filosofica di rivolta antimetafisica del grido di Magnotta.

Siamo oltre Camus, qui si contempla un moderno Giobbe, l'incarnazione dell'archetipo dell'uomo che si scontra con l'eterno enigma della teodicea.

Come il pastore errante nell'Asia (e torniamo a Leopardi), Magnotta si chiede il perché dell'ingiustizia perenne a cui ontologicamente l'Uomo è sottoposto.

Lo scherzo a Magnotta è, innegabilmente, il vertice del Novecento, il secolo di Kafka, Bulgakov, Joyce, Beckett.

Nella sua eruzione finale vibra tutto il dolore del Dasein, quello che nei testi vedici viene chiamato Dukha, la necessaria sofferenza collegata al ciclo di morte e rinascita.

La tragedia dell'uomo medio davanti all'impossibilità di comprendere l'assurdità dell'esistenza: neanche Luis Buñuel ha minimamente sfiorato le vette surreali dell'intreccio magnottesco.

Potete anche non credere all'astrologia, ma non è certo un caso che Magnotta sia nato a poche ore di distanza da Friedrich Nietzsche, il grande martellatore, colui che ha sparso il tremendo annuncio: "Dio è morto!".

E se ha ragione il mistico Silesius ("So che senza di me, Dio non può un istante vivere: / se io divento nulla, deve di necessità morire"), ognuno può riconoscere la suprema vertigine teologica nella frase forse più famosa della telefonata: "PER VOI MAGNOTTA È MORTO!".

Uno schiaffo ai non iniziati, ben superiore ai compiacimenti aristocratici di un Guénon.

Se poi aggiungiamo l'inquietante caso di parziale omonimia con un serial killer cannibale canadese, l'allegoria eucaristico-dionisiaca mi pare cristallina.

Inoltre, al di là dell'esegesi più squisitamente teologica, Nicola Bonimelli mi faceva notare anche il tema marxiano del rapporto alienante tra sottoproletariato e macchina: un tema forte nella riflessione filosofica dal celebre Frammento sulle macchine di Max fino ai moderni Deleuze e Fisher.

Tema, declinato su fronti ideologicamente antitetici, in maniera cruciale da Heidegger e Jünger.

Ma andiamo sulla filologia: vi invito a non cedere alla seduzione, facile quanto ingannevole, di concentrarvi sul finale del primo scherzo (il secondo, per quanto dilettevole, è chiaramente un artefatto apocrifo, un mosaico di consapevoli autocitazioni).

Il crescendo epico, più wagneriano che rossiniano, del finale, oltre a essere un gesto atletico superiore a quello di Eminem in Rap God (la leggenda delle otto bestemmie consecutive senza fiato), oltre a configurare un'estasi mantrica, oltre a essere un generatore di frasi entrate per direttissima nel parlare comune ("Mi iscrivo ai terroristi" su tutte), oltre a essere un manifesto filosofico dal valore universale è, in primo luogo, un vertice estetico che trova il proprio senso in quanto compimento di un lento, progressivo, inesorabile montare di furia iconoclasta.

Non ha senso ascoltarlo, o meglio se ne smarrisce il 60% di detonazione comica, senza aver seguito attentamente l'intero corso della telefonata: il tono cordiale e amichevole dell'inizio, il coup de théâtre della chiamata del Direttore da Milano, l'invenzione pirandelliana del personaggio della Signora Cinque, le iniziali scocciature, la falsa umiltà, il tono accomodante, la prima indispettita bestemmia, scappata come un "Poffarbacco", davanti all'insolubilità kafkiana della situazione, l'indignazione, il richiamo a leggi primordiali come Fiducia e Rispetto, la scissione fra scritto e orale esemplificata dal contratto fantasma: solo dopo ha senso l'ascolto dell'esplosione finale.

Sarebbe come ascoltare l'aria della Regina della Notte, senza aver seguito la vicenda de Il Flauto Magico.

Hanno fatto benissimo due degli amici a cui è dedicata questo indegno omaggio, artisti peraltro stimatissimi, a comporre un mosaico sonoro soltanto di "Eeeeh....ooohh....eeeeh...oooh" tratto dalla telefonata, smarcandosi dalla pur nobile tradizione che ha ispirato una serie di remix dei momenti salienti della telefonata incrociati con celebri canzoni (consiglio la reinterpretazione di Twist and Shout, probabilmente il momento in cui parte il coro è la cosa che fa mi più ridere di tutti i tempi).

Lì, in quelle pieghe del dialogo, in quelle frasi smozzicate, in quei brevi battibecchi, in quello sfregarsi dialettico di fioretti, giace il vero Genio e la vera Bellezza.

Leggiamo insieme:

"B : Sì, vabbe', comunque ecco, a parla' chiaro se va...

M: Be'!

B : Tu te piji 'sta lavatrice...

M: Nooo... io non me piglio niente, pijolo te.

B : Allora stai a fa lu strunzu.

M: I steng'a fa ju strunzu sci! Senti, mo m'hai rotto proprio i coglioni!

B : Aaaaah... ma allora parli pure così...

M: Ma! Se, mo vengo esso..., senti un po' 'na cosa, io non la voglio la lavatrice va bene?

B : Ma se te la portemo?

M: E portamela, ma chi, e chi te la paga?

B : Ah, non paghi?

M: Non pago perché io... senti!

B : Ma l'atra la sci pagata, allora?

M: La so' pagata sci!

B : Ah, sci sicuro?

M: O freghete! Quella lavatrice dell'81, io te la so pagata sì, l'ho pagata, e come mai dopo 6 anni mi vieni a rompere i coglioni?

B : Allora, a me non me risulta.

M: Come?

B : Non me risulta.

M: Perché sei un truffatore tu! Tu sei un truffatore, perché tu non l'hai pagata alla signora Cinque, perché io non lo sapevo che... che la lavatrice della San Giorgio la teneva in conserzione la signora Imberri perché sennò sarei andato da Imberri, no da te!

B : Ah sì?

M: Aeeh.

B : Ah, fai pure 'sti, 'ste sozzerie?

M: 'Ste sozzerie le fai tu, arrivederci!"

(tratto dal sito della Turbo Zaura, la consegna della prima copia del cui Manuale di Conversazione Metropolitana, saccheggiato da tutti i comici romani degli ultimi 25 anni, sancì la mia amicizia col citato LRNZ).

Un intreccio musicale, uno scontro dialettico che fa sembrare Plauto un epigono di Brignano.

Sia lode eterna a Antonello De Dominicis e Maurizio Videtta, le menti semidivine da cui è scaturito tutto ciò, coloro che con l'incipit memorabile: "Pronto, Bontempi, chi è, la signora?", hanno schiuso le porte all'ingresso in scena dell'Eroe di campbelliana memoria: "No. So' Magnotta".

Neanche James Bond, neanche Ken Shiro.

A livello di influenza culturale, non posso non citare il fumetto Magnotta Wars (Magic Press), di Antonio Recupero e Fabrizio Di Nicola, che sancisce finalmente l'ingresso del Mario nazionale nelle grandi icone pop della contemporaneità.

Regalatelo ai vostri figli, e ditegli: questa è la carezza di Mario Magnotta.

I più attenti avranno capito che il motivo di questa prolusione è semplice: oggi ricorrono i natali di Mario.

Ebbi la fortuna di festeggiare in persona il compleanno del Nostro, in un locale sulla Casilina, anche se non ebbi l'onore, meritato, che ebbe il mio amico Alessandro Napoleoni di comparire accanto a lui in video (video che trovate su Youtube, Mario Magnotta all'Alien del 17-04-2003).

Questo è un mio tenero, commosso, indegno omaggio.


Grazie di tutto, Mario, il tuo "NO NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO" fa vibrare ancora i tre mondi, l'urlo fiero e disperato dell'Uomo in Rivolta contro il dolore di essere uomini,


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