mercoledì 7 gennaio 2015

Da Caligola a Edoardo II - il colto delirio antistorico di Andrea Foschini


                                            
 In calce all'intera, fiammeggiante, straripante fino ad essere respingente, opera letteraria di Andrea Foschini (di cui già concedemmo ampia e generale introduzione QUI) potrebbe essere apposta una delle più eleganti e riuscite intuizioni di Emil Ciorian"Nella storia sono significativi soltanto i periodi di decadenza, poiché allora si pongono tutte le questioni dell'esistenza in generale e quelle della storia in quanto tale".

V'è un quid ironico nell'affrontare secondo i dettami illusori di Krònos due opere che testimoniano l'urgenza di apporre, majakovskijanamente, il proprio nihil sul Tempo stesso.

Tant'è, sia le vicende storiche che i testi di riferimento concordano nella successione.
Si inizi, dunque, da Caligola - Poeta del sangue.
                                       


Se per Caracalla era evidente il richiamo alla prosa suprema e ardente    dell' Eliogabalo d'Artaud (ben prima delle pur mirabili rielaborazioni yourcenariane delle Memorie di Adriano) e, concettualmente, al Lorenzaccio di Carmelo Bene, in questo caso appare obbligatorio riferirci al numinoso precedente: quel capolavoro tremendo che è il Caligola di Albert Camus, nero vangelo della nostra seconda adolescenza.

Non è mera coincidenza che a quel testo abissale sia legato l'esordio teatrale, nel '59, proprio dell'uomo destinato a incarnare con modi scandalosamente inattuali l'idea antica di Teatro nel grigiore moderno: il più volte citato Carmelo Bene.
Vale la pena di raccontare il meraviglioso aneddoto: il giovane CB, indisciplinato allievo dell'Accademia romana, si reca a Parigi per incontrare il maestro Camus, avendo egli espresso insoddisfazione per la rappresentazione parigina del suo testo, e chiedere i diritti d'autore per metterlo in scena in Italia.                                                    
Un raro scatto dal Caligola interpretato da Carmelo Bene

Per una beffa, perfettamente in accordo con i due personaggi, Camus si trovava in realtà in Italia, a Venezia, per un adattamento alla Fenice de I Demoni di Dostoevskij (vertigini intellettuali al sol pensiero!).  Non ci immaginiamo certo il giovane Bene come un tipo arrendevole, dunque giunto rocambolescamente all'albergo veneziano ove risiedeva il geniale filosofo, egli lo incontra. 
Quando a proposta ricevuta, Camus chiederà: "Chi reciterà Caligola?", il giovane Carmelo Bene risponderà: "Io non le basto, Maestro?".
Camus cedette i diritti in cambio di un posto in prima fila per la prima.
A cui come sappiamo non potette assistere, per una beffa ben più tragica del Destino, il tragico incidente automobilistico, a fianco dell'editore Gallimard, dei primi giorni del 1960.
                              
                         
Torniamo a Foschini, e alle sue pagine incendiarie e fascinosamente pericolose.
Ben lungi dalle orge patinate di Tinto Brass, qui Caligola torna a vibrare nella sua ferina potenza simbolica: Caligola che fa della Storia la sua oscena rappresentazione, che fa del Potere trionfo d'anarchia, che fa della Legge capriccio sadiano.
Come nel maestro francese, Caligola incarna l'irruzione violenta dell'assurdo nella vita.
Torna certo in mente l'apice dell'opera di Camus, il monologo rivelatore dell'Imperatore folle: "La solitudine, sì, la solitudine! La conosci tu la solitudine? Sì, quella dei poeti e degli impotenti. La solitudine? Quale solitudine? Ma non lo sai che non si è mai soli? E che dovunque ci portiamo addosso tutto il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro? Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi. E fossero solo loro, poco male. Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che non abbiamo amato e ci hanno amato, il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e tutta la banda degli dei!"
Stilisticamente, benché il testo sia precedente ad altre pubblicazioni dell'autore, in Caligola - Poeta del sangue il possesso narrativo appare più maturo. La cascata delirante di variazioni poetiche (a volte ridondanti, a volte riuscite, a volte magnifiche), marchio precipuo dello stile di Foschini, è qui ritmata da una punteggiatura, oseremmo dire, quasi normale.
Invece del consueto effetto da fiume di lava che tutto travolge, in questo caso le riflessioni appaiono come innumerevoli intuizioni ermetiche in serie, come se lo stile, aulico e nervoso insieme, seguisse il crescendo dei pensieri, in una serie di nerissime illuminazioni poetiche.
La nostalgia dell'Uno (da Foschini negato e ingiuriato ma dalle sue creature poetiche, almeno inconsciamente, anelato) è tema cruciale che dalla Gnosi tracima nel miglior esistenzialismo, religione d'orfani filosofici, e qui l'autore coglie accenti leopardiani: "Non si può colmare il baratro tra ciò che desidero e ciò che mi sfugge. Non posso attingere all'assoluto. Non posso danzare libero dal peso della mia divinità. Non posso essere né uomo né dio. Posso solo spalancare la bocca davanti allo specchio e vedere emergere il caos".
                            




Più singolare, ma diverso ed eguale (come amerebbe dire Guccini), il discorso su Edoardo II - Lo spirito e la forza, cronologicamente successivo ma stilisticamente più selvaggio, inospitale, follemente barocco  nel continuo inebriarsi di acrobazie retoriche.

Come è intuibile, il testo è I'ispirato all' Edoardo II del colosso Cristopher Marlowe, quasi una vulcanica variazione poetica dei versi più celebri di esso. Foschini trova invero un terreno fecondo per le sue maratone sintattiche nelle sentenze memorabili e cruente del gigantesco autore elisabettiano, l'Ombra oscura e inquietante di Shakespeare. Del resto, trattiamo d'un autore, come la leggenda nera ripete, che morì bestemmiando, ucciso alle spalle in quanto spia, e i cui primi documenti sulla sua vita attestano che la sorella (nemmeno lui!) era una nota bestemmiatrice.
Se, appunto, dai versi scolpiti nel Male di Marlowe, Foschini trae preziosissimo humus per le sue ramificazioni poetiche, è interessante confrontare la sua peculiare visione con le recenti trasposizioni popolari dell'inquieto monarca medievale.
Due punti di vista opposti e speculari.
Ritratto come un principe vile e effeminato, incapace di gestire qualsivoglia azione o di gioire della splendida Sophie Marceau in guisa di Isabella di Francia, nell'epica per destrorsi di Braveheart (quando Gibson sfogava le sue turbe glorificando gli uomini e non umiliando Dio), egli invece appare fiera e dolente icona gay nelle visioni, potenti anche se talvolta kitsch, dell'Edoardo II di Derek Jarman.


                              
Molto più profonda e universale (nel paradosso d'essere personalissimo delirio) è la visione di Andrea Foschini. Edoardo diviene perfetta incarnazione dell'idiosincrasia antistoricistica dell'autore:
 "Regnare fu porre fine alla Storia".
La narrazione ricalca fedelmente le vicende storiche già trasfigurate da Marlowe, declinate nella pregiatissima ridondanza della prosa di Foschini.

                                
Come e prima di Caracalla, Edoardo è l'inetto, il tocco, il diverso destinato a irrompere sulla scena storica, lui orgogliosamente al di fuori di essa, a detenere il Potere, annichilendo così nella sua puerile dissolutezza Potere e Storia.
Torna, non dissimilmente dal suo Caligola, la costante metafora della corona come come peso insanguinato che grava sul capo, come una tortura, una prigione sadica per un bambino irrequieto.
L'irriducibile irresolutezza dell'individuo come polvere che inceppa l'ingranaggio cieco e mastodontico della Macchina Storica:
un tema quasi kierkegaardiano, ma senza redenzione se non nella distruzione gloriosa, nelle fiamme alte e purissime del massacro.
                                                 
Andrea Foschini

Concludendo, Andrea Foschini, pur nella fieramente proclamata osticità dei suoi coltissimi poemi in prosa, pur nella inquietante china delle sue riflessioni antiumanistiche, si conferma uno scrittore dotatissimo, quasi visitato dai migliori spiriti decadenti, che trae, spesso, oro poetico dal fango limaccioso della Storia degli uomini.







4 commenti:

  1. Grazie! E presto narrerò dei tuoi di incantesimi.

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  2. Carissimo Conte tu certamente sai come convincere e interessare, mi hanno rapito i pensieri che hai risvegliato

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